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NAS domestico, ma che addolori poco il borsello

Non sempre a casa serve avere a disposizione 20 TB in Raid 5, e non si deve arrivare quindi ai NAS di fascia alta consumer / bassa enterprise analizzati qui.  Alle volte bastano ed avanzano 3 TB di spazio, e non necessariamente ridondato. Le soluzioni sono allora da individuarsi fra i dispositivi con una o due baie e che offrano la chance di mirroring. E  rispetto alle altre tre dimensioni che avevo premiato per i NAS più alti di gamma l’importanza va focalizzata sugli aspetti di connettività e sulla molteplicità di servizi offerti per la condivisione multimediale. Continua la lettura di NAS domestico, ma che addolori poco il borsello

NAS domestico, ma in una casa seria

Siamo ad inizio 2014, e il mercato offre parecchie soluzioni NAS, cioè di sistemi di memorizzazione di massa condivisi nella propria rete. In altre parole: hard disks condivisi.

Lo scopo ultimo di questi dispositivi di norma è di due nature, e a molti interessano entrambe:

  • condividere librerie di foto, musica, film et cetera (media server)
  • memorizzare documenti ad uso archivio o di sicurezza (backup server)

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All-times coin-up games Top 15

C’è stato un tempo in cui, se volevi davvero giocare a videogiochi, te ne andavi al bar, e giocavi con quel che trovavi nello chassis. Il momento serio era invece spendere del tempo di qualità nelle “sale giochi”. Quella del mio paesello si chiamava “Dedalo”. Quella della città più vicina si chiamava “Taboga” (e per scendervi potevi anche scivolare giù su un… taboga). A Milano invece si trascorrevano i pomeriggi da Astragames: erano gli anni ’80, giravano in San Babila ragazzini fighetta con i Duran Duran di “Wild Boys” negli walkman, nel parchetto lì dietro c’erano i tossici che si facevano in vena lasciando le loro tracce di siringhe – ma noi si scendeva giù dietro la piazzetta del Liberty, e si giocava finché non s’esauriva la paghetta. Mi ricordo una trasferta infinita solo per presenziare all’apertura di una sala giochi a Gallarate (?!). Mi ricordo i pomeriggi in cui ero in anticipo dalla fidanzatina, e per intrattenermi scendevo nella piccola sala giochi di Sestri Levante. Oppure la sala giochi in Times Square, alla fine anni ’70 e poi inizi ’80, insegna “Play Land”. O il bar Papaja (ribattezzato “Topaia” causa rinomata qualità igienica), il bar Garibaldi, la Taverna, il bar della stazione ferroviaria, il bar dal sottopassaggio, il bar Aurelia, le salette precarie ai luna park itineranti, e altre bettole e altri mille posti ancora… Insomma: si è giocato TANTO a quelli che i più sbrigativi chiamano arcades (visto che, appunto, di norma si trovavano lì) e cui di fatto è giusto invece riferirsi con coin-up (visto che, a ogni partita, smollavi il gettone – o le 50 lire, o i 25 cents &c). Adesso i bar, anziché biliardi, biliardini, flipper e videogiochi, sono pieni di “videopoker” – e credo che anche questo sia un segno che il mondo è una merda. Comunque. Qui di seguito la personalissima classifica dei miei 15 preferiti.

15) Alpine Racer. Nel 1995 dalla Namco viene fuori uno chassis fichissimo, il primo che avvicina vagamente a un’esperienza realistica dello sci (mia grande passione). Impugnature, coppia di sedi per alloggiare i piedi, per angolare e spigolare e addirittura ventole per trasmettere la sensazione della velocità. Il videogioco in sé non era nulla di particolare, ma resta per me un sistema di controllo da annoverare fra quelli realistici.

Alpine

14) MoonPatrol. Un rover lunare che affrontava pericoli pazzeschi in scroll orizzontale 2D: si trattava di saltare buchi, saltare rocce, evitare spari nemici, colpire gli avversari con un simpatico cannoncino fisso a 90° nel retro del pickup spaziale. La Irem nel 1982 si era immaginata questa geniale trovata.

Moon Patrol

13) Kung-Fu Master. Due anni dopo Moon Patrol, 1984, la Irem (AVJapan) ambienta sempre uno scroll 2D nel Giappone del kung fu. Cinque piani del palazzo di Mr. X lungo i quali il protagonista si deve far strada per salvare la fidanzata Sylvia. Geniale. Nello stesso anno arriva, sempre della AVJapan, un altro classico del Far East: Karate Champ. Credo però che sia a Kung-Fu Master che la Sega si ispirerà nel 1987 per il celebre Shinobi. 

12) Virtua Fighter. Di Virtua Fighters ce ne sono stati davvero un badaluffo: io resto innamorato del primissimo. Per essere il 1993, bellissima renderizzazione di questo picchia-picchia della Sega. A Milano ci giocavo con Toti nella sala giochi nello spiazzo di Porta Venezia (poi andata a fuoco), a Chiavari ci giocavo con Fabio nella sala giochi in fondo al porto (non arsa – ma purtroppo anche questa non esiste più). Per me rimane il picchia duro più divertente, più di altri ben più famosi: Street Fighter, Mortal Combact, Tekken… 

11) Mikie. Gioco assurdo, e forse per questo rientra nella mia Top 15, e manca per un soffio la Top Ten. Konami nel 1984 presenta al pubblico una sorta di maze 2D in cui bisogna sculettare i compagni di scuola giù dalla seggiola. Non so se rendo l’idea. Per altro il primo livello ha una versione electro di “It’s been a hard day’s night” dei The Beatles. 

10) Gal Panic. Il retro del bar Avgvstvs (LOL) era un mondo a sé. Renna gestiva con stile, ma noi ragazzini avventori eravamo quel che eravamo – potevi mica pretendere troppo. Nella mezza dozzina di videogiochi, stipati dietro i flipper, si trovava anche una versione pruriginosa di Qix (Taito, 1981). La versione Kaneko, del 1990, aveva il plus che, a ogni livello superato, si scopriva una ragazzina stile manga! Davvero morboso al punto giusto. 

9) Sega Rally Championship. Videogiochi di gare in auto, ok. Ad esempio Pole Position (Atari, 1982), Buggy Challenge (Taito, 1984), SuperSprint (Atari, 1986), OutRun (Sega, 1986), Daytona (Sega, 1993), Indy500 (Sega, 1995). Come si nota da questi ultimi titoli, una rincorsa di Sega sfociata nel 1995 in Rally Championship (ma universalmente nota come “Sigarelli”, così, una parola sola). Oh, era roba tipo Delta HF Integrale Martini Racing contro la Toyota Celica GTFour di Carlo Sainz, mica pizza&fichi. Bel gioco di guida che, nella versione con cabinet gigante, permetteva sfide all’ultimo sangue. L’ultima (che ho perso) contro il grande maestro Igi, alla sala giochi del porto di Genova – anche questa è oggi con la serranda definitivamente abbassata, ma che te lo dico a fare.

8) Tetris. Meraviglioso tormentone puzzle game, portato nel 1988 dall’Atari direttamente dalla Russia (Alexey Pazhitnov il programmatore) e poi elevato all’ennesima potenza dal GameBoy di Nintendo. Incastrare blocchetti colorati. Quale attività potrebbe essere più sexy per un maniaco ossessivo compulsivo? Metti in ordine o muori. Meglio sistemi più a lungo sopravvivi. Mi pare il modello di un ecosistema perfetto.

Tetris

7) Arkanoid. Bar Colombo, da Lippi (pace all’anima sua) a mangiar “focaccette”. A ogni ora del giorno e della notte. In condizioni psicofisiche pessime. E a contorno sfidare Arkanoid senza soluzione di continuità. Arkanoid è uno dei casi in cui non prediligo i titoli progenitori, ma un derivato. Infatti si tratta di un tardo paddle game della Taito: siamo nel 1986. Ben dopo gloriosi giochi, pietre miliari della storia arcade: BreakOut (Atari del 1976) e soprattutto il mitologico Pong (Atari del 1972). Da ricordare che “il mattoncino bianco, come il crimine, non paga mai”. 

6) Lady Bug. Uh, sala giochi di Courmayeur, dietro via Roma. Davvero un miliardo di ore giocate a Lady Bug, poi proseguite a casa su Coleco. La Universal nel 1981 propone questa versione di PacMan, un gioco di un anno prima della Midway “vagamente più famoso” di Lady Bug. Peccato che [bestemmia] la versione coccinella mi piaceva molto più di PacMan! OK, mancano Shadow-Blinky, Speedy-Pinky, Bashful-Inky e Pokey-Clyde (ossia i fantasmini più fichi del mondo), però Lady Bug aveva due fattori strategici geniali. Il primo: i dot-lettera, con i quali comporre la scritta “Special” (una partita gratis) o “Extra” (una “vita” in più). Secondo: introduceva un altro fattore strategico, potendo modificare i percorsi, facendo ruotare alcune barriere mobili. Da quando superavi il livello col rafano, tutto era già un sogno di bravura… 

5) Phœnix. Si sarà già capito, da Lady Bug anziché PacMan, da Arkanoid anziché BreakOut, da Gal Panic anziché Qix, da Virtua Fighter anziché Street Fighter, che mi piace dar spazio anche a quelli che non sono primi della classe. Come ad esempio Space Invaders (Midway, 1978), al quale ho sempre preferito Phœnix o persino Galaga (Namco, 1981). Forse perché nel 1980 a Montecarlo, minorenne, non avevo accesso al casino – e quindi venivo parcheggiato a giocare a videogiochi, fra cui appunto questo spara-tutto 2D ad impostazione verticale della Centuri. 

4) Pengo. Un altro puzzle/maze game a piattaforma chiusa, che secondo me ha in qualche modo ispirato Bomberman (HudsonSoft, 1983 – credo inizialmente realizzato solo per home PC). Gioco Sega del 1982 con simpatico pinguino dal nome di ennesima storpiatura in versione orientale (invece “Pingu”, l’animazione elvetico-britannica, è del 1986) che spinge blocchi di ghiaccio per sfrittellare fastidiosi animaletti polari. L’ho giocato in diversi angoli del mondo, fra cui insensata isoletta greca delle Cicladi con una sorta di sala giochi (stanzone vuoto con qualche cabinet gettato a casaccio). Colonna sonora mitica senza fine: “Popcorn” di Gershon Kingsley (ok, forse più nota la cover degli Hot Butter) in versione ultra-8bit. 

3) Cliff Hanger AKA Lupin III. WOW. Top three. Davvero olimpo dei miei giochi. Questo titolo è stato in ballottaggio con un altro, cui sono molto affezionato, perché giocato per sere&sere insieme al maestro Nippe alla sala giochi di Madonna di Campiglio: Dragon’s Lair. Il motivo del raffronto è che entrambi erano i primi con una qualità grafica da cartone animato televisivo. Siamo nel 1983, e la Cinematronic usa un piccolo espediente: usa una qualità TV-like perché nel cabinet infila… un LaserDisc! Nota: il LaserDisc sarebbe dovuto essere il successore digitale delle videocassette (VHS, Betamax…), come è stato per il CompactDisc con le musicassette ed i vinili. Invece è stato come il MiniDisc: uno standard mai decollato. Ma impiegato all’interno di un videogioco inizio anni ’80 assolveva egregiamente al suo sporco lavoro. In modo molto sommario: la logica era che con il joystick (e con i pulsanti) si comandava il lettore del disco. Quindi di fatto si trattava di una successione di mini filmati che però, se immersi nel gioco, davano una qualche impressione di controllo del personaggio. Cliff Hanger, stesso anno di Dragon’s Lair cioè 1983, funzionava identicamente, basandosi su LaserDisc. Mentre il primo era basato su animazioni (se non erro) Disney, quest’altro era un estratto da film di Miyazaki (“The Castle of Cagliostro”) e Yoshikawa (“Mystery of Mamo”), tutti ispirati a Lupin III di Monkey Punch. Tuttavia, forse per qualche problema di diritti d’autore per la Stern, il protagonista del videogioco è tal Cliff… inspiegabilmente identico a Lupin, con una Fiat 500, l’amico Gighen &c… 

2) 1943. Qui si spara a tutta gallara. Spara-tutto 2D a scroll verticale per me leggendario. La Capcom li rilascia un po’ a caso. In realtà il primo è 1942 (nel 1984), poi c’è 1941 (nel 1990). In mezzo, nel 1987, c’è appunto questa versione, altrimenti nota come “The Battle of Midway”. C’è poco da aggiungere su questo titolo: qui bisogna farsi strada per 24 livelli a colpi di “pulsante – fuoco” e andare di cabrata al momento strettamente necessario. 

1) BubbleBobble. Perché il palmares a Bub&Bob? Non lo so. Non ho idea. A me pare che BubbleBobble significhi qualcosa. Ovviamente non riesco a immaginare cosa. Ma qualcosa vorrà dire. Insieme a questo spettacolare titolo della Taito del 1986 mi pare giusto ricordare una sorta di predecessore, Bomb Jack (Tehkan, 1984), e un suo successore: Rainbow Island (Taito, 1987). I due draghetti sono anche protagonisti di Puzzle Bubble (Taito, 1994), altrimenti noto come “Bust-a-Move”, ossia un BreakOut al contrario.

Bub & Bob

Alcuni titoli PAZZESCHI che sono inspiegabilmente rimasti esclusi da questa classifica: Asteroids (Atari, 1979), Centipede (Atari, 1980), Missile Command (Atari, 1980), Carnival (UPN, 1980), Frogger (Sega, 1981), Donkey Kong (Nintendo, 1981), Tron (Bally, 1982), Q*Bert (Gottlieb, 1982), Track & Field (Konami, 1983), Roc’n Rope (Konami, 1983), Circus Charlie (Konami, 1984), Marble Madness (Atari, 1984), PaperBoy (Atari, 1984), Bank Panic (Sega, 1985), Commando (Capcom, 1985), Ghosts’n Goblins (Capcom, 1985), Enduro Racer (Sega, 1986), R-Type (Nintendo, 1987), Neo TurfMaster (SNK, 1996), DanceDance Revolution (Konami, 1999), Silent Scope (Konami, 1999).

EDIT: Una grande mancanza: Pooyan (Konami, 1985). Ci giocavo, lo chassis affiancato a Roc’n Rope, al Caffè Centrale in piazza Cavour.

All-times console games Top 15

Non immaginavo sarebbe stato così difficile. Sono DAVVERO tanti i titoli che meriterebbero la top fifteen, ben più di 15. Così ho iniziato ad arginare il perimetro, in modo da non tracimare. Ho escluso tutti i videogiochi coin-up, intesi come videogiochi progettati per essere installati in chassis dedicati, posizionati in sale giochi e spazi pubblici (hence arcade…) e per i quali si prevede il pay-per-play: giù il gettone ed inizi (o continui) una partita, altrimenti nisba [EDIT: la cui Top 15 è in questo post]. Oddio, poi in alcuni casi non ero sicuro al 100% di quale fosse l’ambiente di provenienza, visto che ci sono state contaminazioni, emulazioni e porting vari, e sono andato a memoria. Il tentativo comunque era di limitarsi ai giochi per console set top box (da appicciare al TV) oppure per handheld device (portatili, smartphone &c) e PC o Mac. Per questi ultimi ho tenuto da parte i mmorpg, ossia i Massive Multiplayer Online Role Playing Games – tipo Diablo o World of Warcraft e simili.

Ecco cosa ne è rimasto.

15. SplinterCell: Conviction. Nel 2010 esce questo tormentone, che rientra nella serie di giochi Ubisoft ispirati da Tom Clancy. Genere MGS, con una buona parte di stealth, introduce alcune novità. Intanto, ed è quel che mi piace di più, la modalità di interazione del giocatore con gli oggetti è molto realistica, specialmente sotto l’aspetto del movimento. L’idea di taggare i nemici e poi eseguire è molto carina: altre innovazioni simili si erano viste da poco in Wanted: Weapon of Fate con la curvatura dei proiettili (?!) o con lo slo-move di Stranglehold. Mitiche le serate su XBoxLive a cercare di sbloccare non-ricordo-quale-achievement, rifacendo lo stesso livello decine e decine di volte in co-op col maestro Doc. Il trailer:

14. Jinxter. 1987. Lo prendo a campione di tutte quelle che sono state le text adventure, cioè le avventure con un meccanismo di gioco basato essenzialmente su sintassi verbali. Lo giocavo “al telefono” (nel senso cercando di descrivere l’avanzamento, chiedendo consigli e condividendo l’avanzamento) col maestro Nippe: appiedati e separati da 150km di autostrada, siccome avevamo iniziato insieme a giocarci, l’aggiornamento via filo su Jinxter è stata una bella parentesi di amicizia. Un unboxing della versione per Amiga, lo sviluppatore era Magnetic Scrolls:

13. Escape Velocity. Ambrosia se ne viene fuori con questo titolo per Mac, che ricorda quale velocità un’astronave debba raggiungere per sfuggire all’attrazione gravitazionale di un pianeta. Nei panni di un mercante/mercenario intergalattico, si gironzola nello spazio siderale sparacchiando a pirati spaziali e inseguendo avventure. Un gioco di colonizzazione ed esplorazione, pseudo free roaming, pseudo shooting e pseudo role playing. Era il 1996 e a me bastava per sfruttare il mio Mac LC, non “pizza box” bensì ultima generazione.

12. GTA, Gran Theft Auto: Vice City. L’anno dopo che Ambrosia ci manda in free roaming nello spazio, inizia un franchising del free roaming nella malavita: Gran Theft Auto, Rockstar 1997. Ma la versione che mi piaceva di più era quella del 2002 per PlayStation2 ispirata a Miami Vice, nella città del vizio. Un ecosistema di violenza e un’ambientazione che ti fa sentire realmente in Ocean Drive e con personaggi locali mid Eighties à la Sonny Crockett e Rico Tubbs.

11. Assassin’s Creed II. Franchsing fantastico, diretto come PM dalla mitica Jade Raymond. Bellissimo per interazione con gli oggetti e fra le persone, e non a caso sempre un prodotto Ubisoft – com’è Conviction. Grande definizione degli scenari per un free roaming godibile, e con topos quali “il volo d’angelo”, l’arma bianca nascosta nella manica, o “l’animus” che assicura una coerenza diegetica fra presente e passato. Abbastanza deludente la parte multiplayer online. Di tutti gli episodi certo il primo, quello con Altaïr ibn-La’Ahad, è il più fico e l’attuale utlimo III/Liberation è il meglio realizzato. Però quello che mi ha avvinto di più ha per protagonista Ezio Auditore e la nostra bella Italia, spaghetti, pizza, mandolino, mafia e Monteriggioni. Giocato senza soluzione di continuità nel 2009 sulla XBox360.

10. JetPack. Delle tante ore meravigliose e magiche della mia vita c’è anche quella misurabile lungo lo sbobinamento di una C60 in un registratore interfacciato al Sinclair ZX Spectrum (e prima lo ZX80…). Scrivevo in Basic e giocavo con i primi “giochini per personal computer”; alcuni dei quali presi in edicola dalla mitica rivista con cassetta “Load’n’Run“. C’è un’enciclopedia di titoli che mi ricordano quegli anni, per Sinclair – ma anche Vic20 o Commodore64 o MSX, visto che non riuscivo ad esimermi dal provare tutti quei micro computer (ah, la splendida rivista MCmicrocomputer di Technimedia…). Comunque a rappresentare tutti ho scelto Jetpack, anno 1983 per opera di Ultimate-PlayTheGame.

9. The Elder Scrolls IV: Oblivion. Il maestro Master (nomen omen) mi ha trascinato anni fa dal mondo Sony PS e PS2 al mondo XBox360 per merito del suo commento su due titoli: Halo con Master…Chief, e The Elder Scrolls con Oblivion. Sì perché questo è l’ennesimo franchising, con anche mutazioni di sorta (vedi FallOut3, sorta di versione steam punk postapocalittica), lanciato dalla ottima Bethesda. Oblivion è anche l’ennesimo open world ma, rispetto ai precedenti in classifica, più che essere prevalentemente un Third Person Shooter più o meno stealth (Conviction, Assassin’s, GTA…) è un vero RPG. Insomma: roba da: scegli se sei elfo, guerriero o mago. Un milione di ore di gameplay e, a oggi, non ho ancora finito la campaign story principale – perché mi sono sempre perso via in levelling-up e in side stories. Non conosco le precedenti “vecchie pergamene”, e certamente Skyrim è apprezzatissimo, ma io resto incondizionatamente legato ad Oblivion del 2002.

8. Project Gotham Racing 3. Finalmente in classifica un gioco di simulazione, di guida. Questo posto, per tipologia, spetterebbe di diritto a GT GranTurismo, che penso sia oggettivamente uno dei primi giochi realistici seri per console. Ma me ne frego, perché questa è la mia Top-15, e su tutti i bei giochi di guida quello che mi ha sempre stimolato di più è stato PGR3. Lo trovavo perfetto nella sua semplicità di risposta al pad e nella sua fisica da un lato accettabilmente plausibile e dall’altro sufficientemente arcade per essere giocato in modo spensierato e non barboso a causa di fisica iperrealistica. Grande la trovata dei kuods. Nel 2005 arrivava dalla Bizarre Creation questa ventata di Ferrari, Lambo e TVR.

7. Myst. Un gioco che, con un doppio senso, per i più è come nascosto in una coltre di nebbia. Un’avventura grafica in first person, che giocavo su Mac, celebrata meno di quanto si dovrebbe. L’ambiente molto coinvolgente a livello emotivo, complice un audio ben curato. La mancanza di una cornice narrativa premessa-obbiettivo chiara, e quindi la necessità di esplorare ed interpretare. Anche qui un roaming ante litteram, perché non era un’avventura con pitfalls, incolumità di vita o percorsi lineari, e nemmeno scadenze di tempo. In definitiva per me un incredibile lavoro dei fratelli Miller, rilasciato nel 1993 da Cyan – Brøderbund.

6. MicroManiacs. Ok. Lo ammetto. Il gioco, per se, non dovrebbe certo occupare questa piazza, e probabilmente nemmeno entrare in questa classifica. Ma così dev’essere. Perché questo videogioco per PS ha il merito immenso di aver fatto AMMAZZARE DALLE RISATE un piccolo gruppo, oscillante fra 8 e 10 componenti, che si trovavano a turno a casa mia, o di Vizz, o di Tatone, o di Bombo e – traballandosi alcune volte la console, alcune volte il disco col gioco, alcune volte “le banane” e i proprio pad, permetteva un multiplayer [locale] godibile e spassosissimo. Correva l’anno 2000 e ovviamente buona parte delle serate arrivavamo stanchi dal lavoro e, corroborati da ausili esterni (un esempio: alcol a fiotti), ci massacravamo fino al disfacimento definitivo impersonando Waldo, MawMaw, Pyra e compagni. Gioco tutto sommato anche di minima strategia, gran ciangottate (=spinte) e commenti deliranti. Grazie Codemasters.

5. Game&Watch. Tentativo di frode: questo non è un videogioco, ma un’intera piattaforma, definita “LCD game”. Sono diversi titoli, fra i quali ricordo Ball, Fire Attack, Octopus, Parachute ed Oil Panic, che si giocavano sul progenitore del GameBoy, e [gli originali] prodotti proprio da Nintendo. Particolarmente affezionato, visto che i primi li ricevevo in anteprima da HongKong e da Tokyo, portati da mio padre. I modelli “silver” risalgono al 1980. BallFire AttackOctopuss and ParachuteOilPanic

4. SimCity 2000. Nell’olimpo dei videogiochi, la genialità della sim-ulazione. Oggi contestato per la versione EA con bug e in ritardo con il porting su MacOS (SimCity2013), questo simulatore urbanistico ha dato la stura ad altri giochi di “micromanagement” che prevedevano la gestione di ecosistemi ferrioviari (Railroad Tycoon, MicroProse 1990), di ascensori e building automation (SimTower, 1994 Maxis), di luna park (ThemeParkWorld, EA 1999) e così via. Tutto sommato per me riassume anche lo spirito dei giochi di gestione in generale. E sotto un certo aspetto riassume anche tutta quella serie di giochi di strategia basati anche su temi militari, come Popolous (Bullfrog, pari anno di SimCity 1989), Civilization (MicroProse, 1991), Dune II (Westwood, 1992), TotalWar (CreativeAssembly – Activision, 2000). Sogno di qualsiasi autentico architetto in pectore, delirio di onnipotenza per i demiurghi da cameretta solinghi a luci basse, forse ancor più della versione capostipite del 1989 sono innamorato di quella del 1994, che però Maxis scelse avveniristicamente di battezzare “2000”, perché era 3D e perché ci ho giocato nananamila ore.

3. Final Fantasy IX. Franchising RPG manga per eccellenza. Una serie nata nel 1987, dov’altro se non in Giappone. Unisce la mia passione per la cultura dei fumetti e degli OAV manga, il fantasy, i giochi di ruolo e i combattimenti a suon di spadoni enormi ma anche con evocazioni ed incantesimi. Più il consueto open world. Quante ore ci ho giocato insieme al mio fratello di videogiochi? Non saprei, ma sufficit che mia moglie, dopo ANNI E ANNI, canticchia ancora la musichetta in sottofondo nei combattimenti – a furia di sentirla e risentirla provenire dalla sala… Mia versione preferita: ta-na-na-naa. La nona. Con chochobos, retorica su Gaia e tutto quanto, è la versione di Square (poi Enix) per PlayStation del 2000.

2. Tomb Raider. Che aggiungere? Mi pare un titolo piuttosto noto. Quindi, anziché scrivere di Lara Croft, dei giochi piattaforma 3D con puzzle e vista in terza persona, “oh, I’ve found a MediPack” e così avanti e così via – passo al racconto. Core – Eidos lancia questo gioco per PlayStation. Un gioco che mi obbliga ad acquistare una memory card, per poter effettuare salvataggi. Un gioco che tiene me e Master, che ci passiamo il pad di mano in mano a turno, svegli a tutte le ore; Master che guarda fuori albeggiare e, con gli occhi crepati, esce a far colazione. O che più di una volta ha visto il maestro Nippe e me tornare da infimi locali notturni, giocare il resto della notte e poi alle 7AM fare a turno la doccia per poi presentarci ai rispettivi posti di lavoro. Parecchie versioni, parecchi film… ma il primo amore non si scorda mai: Tomb Rider è solo quello del 1994.Tomb Raider

1. Lost Planet: Extreme Condition. Inspiegabile. All’inizio del 2006 compro una rivista con DVD di demo a casaccio, un evento rarissimo. Provo Lost Planet della Capcom, e mi convince per giocabilità, proporzioni del TPS (si sarà compreso che detesto i FPS), concetto di calore/energia e semplicità generale dell’HUD. Sicché compro il gioco per XBox360. Da quel momento mi si apre un mondo. Per tre motivi. Il primo è che scopro il Live grazie alla modalità multiplayer online che è a dir poco fantastica – nonostante, specialmente col passare del tempo, fenomeni di lag sempre più fastidiosi. Il secondo, e più importante, è che grazie al Live faccio la conoscenza di giocatori di Lost Planet, che poi si rivelano persone meravigliose “nella vita vera”!! Maestro Quelo, maestro IlDora, maestro Neji, maestro Makigio: persone da tutta Italia che poi ho avuto la fortuna di conoscere e di trasformare da “compagni virtuali di gioco” ad “amici nella realtà”. Conosciute anche tanti giocatori, svizzeri (Dormiglione e Nemo), tedeschi (MutanMion), inglesi ed irlandesi (MidNightShadow o DaveDigger), danesi (Gizmo), francesi (LastBorn) e tantissimi americani. Una sera a NewYork con maestro Master eravamo sul la-la di incontrare BrooklinBomber, che abbiamo solo sentito al telefono (tutto sommato lo stesso concetto di sentirci via XBL…) – ma alla fine il successo “umano” è rimasto all’interno dei confini del Bel Paese. Il terzo motivo è che mi sorprendo ad essere IPER competitivo. Il ranking mondiale è ostico, anche a causa del level boosting, ma per quello italiano ci contendiamo coltello fra i denti “la prima pagina” (= la top ten nazionale). Eppoi mi ha tenuto compagnia anche durante le notti insonni, con mio figlio appena nato. Insomma, tre motivi che hanno reso per me Lost Planet unico. Inavvicinabile poi né da LP2, né tanto meno da LP:Colonies. Vedremo LP3 fra qualche mese.

Due altri gruppi di giochi.

Alcuni sarebbero dovuti entrare nella Top 15, ma non gliel’hanno fatta. Meritano comunque la menzione: Dirt, Test Drive Unlimited e Gran Turismo fra i giochi di guida; Gears of War (bello il quarto episodio, Judgment) e Metal Gear Solid negli spara&ammazza; Dynasty Warriors (qualsiasi versione, tanto sono tutte uguali) nei no-brainer shoot’em up; Limbo, Little Big Planet, Pitfall (sì, quello per IntelliVision) e Leisure Suite Larry nei platform; Flight Simulator nei… simulatori; Valchirie Chronicals e NiNoKuni nel genere RPG/avventura stile manga; Hexagon nei giochi per smartphone.

L’altro gruppo invece è costituito da giochi che, nonostante siano dei “signori titoli”, non mi hanno mai convinto al 100%: Halo, Sonic, PES, Resident Evil, Mass Effect, Call of Duty, Super Mario, Zelda, Crash Bandicot, Battlefield, Doom, Angry Birds, Ruzzle, Silent Hill, Bioshock, Forza Motorsport, Ghost Recon. Tutti bellissimi e famosissimi, impossibili da non citare, ma non sono nella mia top list.

Edit: ah, e non si possono non citare GuitarHero / RockBand e Patapong.