Libri del deragliamento

Si è detto libri senza speranza. Scriviamo a circoscrivere meglio: romanzi della disperazione, della deriva irrecuperabile, della sconfitta irreversibile. Storie in cui si scava, scava, scava, si tocca il fondo, e si scava ancora. In cui si confonde l’avversità della sorte con la scelta deliberata del declino, del cammino senza ritorno, della discesa verticale, della caduta a capofitto. Disperazione, abbruttimento, deformità, sfascio, annichilimento, deumanizzazione. Questi sono libri del deragliamento.

Questa è la mia diecina preferita.

X) The Cement Garden, di Ian McEwan (Il giardino di cemento, per Einaudi)

IX) Der Untergeher, di Thomas Bernhard (Il soccombente, per Einaudi)

VIII) Tous les enfants, sauf un, di Philippe Forest (Anche se avessi torto, per Alet)

VII) The Grifters, di Jim Thompson (I truffatori, per Fanucci)

VI) Frost, di Thomas Bernhard (Gelo, per Einaudi)

V) Inferno, di August Strindberg (Inferno, per Adelphi)

IV) Sult, di Knut Hamsun (Fame, per Adelphi)

III) Leaving LasVegas, di John O’Brien (Via da Las Vegas, per Feltrinelli)

II) Down and Out in Paris and London, di George Orwell (Senza un soldo a Parigi e Londra, per Mondadori)

I) Suicide, di Edouard Levé (Suicidio, per Bompiani)

 

Non ce l’hanno fatta, ma meritano una citazione: “Là-bas” di Joris Karl Huysmans, “Heart of Darkness” di Jospeh Conrad, “Hangover Square: A tale of Darkest Earl’s Court” di Patrick Hamilton (Hangover Square, per E/O), “Last exit to Brooklyn” di Hubert Selby Junior, “Les Particules élémentaires” di Michel Houellebecq, “American Psycho” di Bret Easton Ellis, “The Sunset Limited” di Cormac McCarhty