Steinbock Tour 2014

Sprezzanti di cinque mesi di organizzazione, incuranti dei due anni disponibili a far data dall’ultimo giro insieme  e a dispetto di tanta buona volontà, riusciamo a fare&disfare i programmi peggio di Penelope in mezzo ai Proci. Tuttavia, intercorsi innumerevoli cambi data, analisi meteo, stesure di Google Maps, eMail, messaggini e triangolari telefonici, infine si prende una decisione. Quest’anno ci si trova a Tortona e si va a Firenze in moto. Al fine si delinei un autentico Steinbock ovviamente non ci recheremo nel capoluogo fiorentino percorrendo 320 km di spaghetto autostradale, bensì ci scapicolleremo su&giù per ogni curvoso passo riusciamo a scovare.

Di buon auspicio c’è che, nel giorno designato, all’ora designata e al minuto designato,  magicamente ci troviamo nel luogo designato fra chi arriva da Milano (io) e chi da Genova (cioè Mone, Poli jr e Poli sr).

Arrivo di Simon

Con mezz’oretta di distacco arriva pure il [temporaneamente] pisano Mirpo, ed esauriti gli abbracci ed i festeggiamenti di rito, penso bene di portare tutti a perdersi nel centro di Tortona. Infatti, arso dal sacro fuoco dell’orienting, decido di non seguire la segnaletica ma di tagliare nel cuore di Big Cake Downtown. Così si fa prima, no?!

No. Il risultato è che, anziché alle 10.00, il vero viaggio comincia alle 11.30. A contraltare del ritardo una nota positiva: il generoso Mone ha pena di me, e mi sgrava dal fardello della (bellissima) borsa Wolfman che al mattino avevo vergognosamente arrotolato alla sella – prendendosela in carico sul suo BMW R1150GS.

Valigia su moto 1

Lo Steinbock comincia ufficialmente da Varzi, città pavese nota per i salamini, e più esattamente dalla salita del passo Penice.

Pullmansss

Benché vada rammentato che è raggiungibile con pullmansss, il passo Penice è meritevole anche in moto, vieppiù se nella  zigzagante versione Capannette di Pey -> tratto di Val Trebbia -> passo del Brallo -> passo Penice -> Bobbio; percorso sul quale disserto con Mone. Proprio con Mone infatti, qualche anno fa, avevamo girato da queste parti, incontrando la neve in salita al rifugio Lo Scarpone.

Brallo Penice

Stante la partenza attardata noi ci si accontenta di saltare il Brallo e andar in diretta a Bobbio, dove sostiamo il tempo di un caffè e di un prelievo massivo al bancomat.

Scendiamo per un tratto della Statale 45 Val Trebbia fino a Marsaglia. È una fetta breve, ma comprende forse la sezione di curve che preferisco (da San Salvatore in giù). Curve che provo sulla KTM 990SM di Mirpo, barattata con la mia MvAgusta Rivale 800. L’effetto è particolarmente imbarazzante: da un lato il nano a cavalcioni dello stallone di ferro, dall’altro l’orso abbarbicato sul pony imbizzarrito.

Inversione GG e Mirpo

A Marsaglia mi riapproprio provvisoriamente della ciabatta volante al fine di prodigarmi nel terzo pieno di benzina della mattinata. Il ché fa addivenire al penoso capitolo dell’autonomia della Rivale (sul quale cercherò di non tornare nel resto del reportage). Il punto sia però sbrigativamente e semplicemente liquidato con un dato di fatto sull’autonomia: la Rivale non ne ha!! Tra dimensioni del serbatoio pari ad un Ciao e consumi tutt’altro che parchi, mi sono ridotto a rifornire il 100% delle volte che chiunque altro esauriva la benzina, e comunque avendo a disposizione un raggio massimo di 120km (a patto di una conduzione non-racing). Una scocciante tortura anche per i miei compagni di viaggio – con i quali non finisco di scusarmene.

Ma torniamo a Marsaglia. Non proseguiamo per Ottone, Torriglia et cetera, ma volgiamo verso Ferriere. Veniamo sorpresi da un’odiosa pioggerellina, che cresce poi in pioggia. Ci si ripara alla bell’e meglio sotto un frascoso albero al centro di Brugneto e si indossano le tute antipioggia da nerd irredimibili. La mia è una impermeabile intera della Dainese (a memoria penso la Hogan-S) davvero consigliata –  se non che impiego un’ora per indossarla, nell’ostinazione di infilare la gamba sinistra in una manica… peggio di un ubriaco.

Antipioggia

Mi tiro insieme e partiamo verso il passo del Mercatello. Arrivati a Ferriere, come nella migliore tradizione, spiove e capolina un sole intenso che ci fa bollire nelle tute.  Risaliamo la val di Nure e prima del ponte sul torrente ci [dis]orientiamo per una serie di micro-frazioni verso Bardi (Proverasso, Montereggio, Pione…) e poi giù (Ponteceno, Masanti, Montevacca…) verso Bedonia. Tutta una sequenza di stradine del demonio, percorse all’uggia di un secondo acquazzone le cui gocce picchiano sulle visiere dei caschi e battono sulle cerate degli antipioggia – senza tuttavia arrivare a bagnarci.

È così che riusciamo a sostare solo alle 15.30 nel centro di Bedonia per un pranzo a base di patatine SanCarlo ed affettati del Bar Italo. Attorno al tavolo facciamo il punto della situazione, ci riassestiamo e dismettiamo definitivamente la dotazione impermeabile di cui non avremo più necessità per il resto del viaggio. Prendiamo anche radio-contatto con gli altri due eroi che sono rimasti attardati, causa lavoro.

Diamo loro appuntamento a Borgo Val di Taro, da noi raggiunta in un batter d’occhio. I sincronismi sono magicamente ad incastro, e parcheggiamo in centro nello stesso istante in cui il mitico Pin atterra con la sua Suzuki VStrom 650, provenienza Milano. Servirà qualche tempo in più invece per veder arrivare Cicchiones sulla BMW R1150R.

A questo punto tutti i partecipanti dello Steinbock sono a rapporto, e si va sparati al passo del Brattello, dove Pin mette in chiaro che in questo weekend avrà una marcia in più degli altri in termini di guida sportiva su brecciolini e strade-larghe-un-metro. Manco tocchiamo Pontremoli infatti e già il leader alpino [appenninico] si ingioia su per il passo di Cirone. Lungo la strada, interna al Parco Nazionale dell’Appennino ToscoEmiliano nonché Riserva Statale, Gran Lup. Mann. etc etc, troviamo un po’ di tutto, non ultima una vipera natrix maura, amante dell’attraversamento sull’asfalto. Anche se ingrigito dai nuvoloni, il panorama dal passo è notevole, l’aria è frizzantina e suggerisce a Pin di fumare una sigaretta mentre Mirpo constata quanto abbiano fumato le nuove Dunlop SportSmart2.

Passo Cerione

Superato Bosco iniziano le avvisaglie della stanchezza di oltre 300km di strade e stradine, e cerchiamo posto letto all’agriturismo Bosco delle Fate, nonostante il nome vagamente poco appropriato per sette maschioni convinti eterosessuali. Mentre Pin e Mirpo ottengono un due di picche dall’albergatrice, mi confronto sul tema con Claudio aka Poli sr alle spalle degli scarichi della sua Ducati Hypermotard 1100.

A fataaaaa

Visto l’insuccesso non ci resta che proseguire per Corniglio e ammattire per trovare tre o quattro stanze per la notte nonché un pasto caldo. Mentre sfilano per il paesino orde surreali di giovani karateka, noi si scatena gli smartphone e si interrogano passanti a muzzo. La faccenda è tosta perché siamo all’imbrunire, si accendono i lampioni, si rannuvolano i cieli – eppure c’è chi, come Poli jr, ha la forza d’animo di testare altre moto diverse dal suo BMW R1200GS Adventure.

Poli rides

Per il pernotto ci riduciamo allo sfarzoso Ostello Corniglio, dislocato all’interno di un castello medioevale. L’operazione è macchinosa e comprende chiamare il gestore in modo che arrivi per registrarci ed incassare i 19 euro (a testa!!) per la notte e parcheggiare le moto.

Castello

Possiamo poi  prendere possesso della camerata da 7: tre letti a castello e un lettino singolo (mio!!) più bagno comune al piano. Ci dedichiamo alla preparazione dei letti, al riordino dei bagagli, al ricaricare le batterie dei mille cazzilli elettronici e a darci una ripulita per la cena.
The HostelVox populi (che si conferma vox dei) consiglia di andare a cena alla pizzeria della piscina comunale. Messa giù così non ispira, e sa di birra annacquata e pizza al cloro. Ma quando ci arriva alle orecchie che cucinano il maiale nero allevato allo stato brado, Carpena jr impazzisce – e con lui tutti quanti noi altri. Sicché ci si avventura a piedi per i 1.500 metri di erta che menano alla piscina, e lì apprezziamo appieno un’ottima, imprevedibile, gustosissima cena alla Pizzeria Claudia. Non entro nel dettaglio delle prelibatezze dietro esplicita richiesta del Mirp, che ha pregato di far riecheggiare i sapori e gli aromi solo nelle nostre memorie, senza svilirli tentando di riprodurli urbi&orbi sui social network.

Maiale nero

Mentre l’intero gruppo (tranne il pirla sottoscritto) indossa orgoglioso la maglietta predisposta dal Mirpello, Cicchio risponde con piglio serio al quesito di una cameriera sul significato della scritta sulla Tshirt. Insiste sulla traduzione di Steinbock nella sua duplice versione: sia quella originaria di bocchino di pietra, sia la inedita “è perché… sta in bocc’ ” Questa raffinatezza, in combinato disposto con le indecriptabili battute del Pin alla proprietaria e del fiume di birre incaraffate, ci varrà il raddoppio del conto della cena. La conclusione della serata al bar Baffo Arzillo è d’obbligo, purché preceduta da un rientro in discesa a rotta di cuffia nel buio totale, con solo lucciole per guida.

Gruppo Sta in bocc

Questo l’itinerario del primo giorno.

A meno di sei ore dalla chiusura degli occhi nella camerata trillano le sveglie, ci si riprende in qualche modo, e guardando dal finestrone dei bagni comuni si distende una gradevole veduta panoramica.

Vista dall'ostello

A tempo debito ci rimettiamo in sella e con ritmo blando andiamo verso Monchio delle Corti. Immancabile il passaggio accosto una diga, per altro con nuvolaglia bassa soffiata in scollinamento verso di noi. Non ce la si fa mancare mai in uno Steinbock.

Non facciamo mai mancare la diga

La strada che scende verso Aulla è abbastanza disgraziata in termini di qualità dell’asfalto, e si fa un po’ di ciclocross qua&là. Certamente chi è provvisto di HyperMotard, come Poli sr, è grandemente avvantaggiato, quasi come me con la Rivale… altro che Adventure 1190! LOL.

Claudio sull'Hyper

Il Parco dei Cento Laghi ha i suoi vanti naturalistici, ma i tracciati non mi ispirano il teppismo stradale che cercavo. Carpena jr e Mirpello invece sono già caldi.

Mirpo e Cicchio

Nella lunigiana Licciana Nardi poggiamo a Fivizzano, e pensiamo sia giunto il momento di una scambiarella universale: tutti scambiano moto con tutti. Entrambi i Carpena Bros bramano la Adventure del Poli, ma è Cicchio ad aggiudicarsela causando una cascata a giromatto e nessuno ha più sotto le chiappe la propria sella. A me tocca in sorte l’Hyper di Claudio, e ironicamente credo sia la prima volta che guido un 1100DS originale dato che persino quando ho ritirato la mia dal concessionario aveva già centralina-scarico-filtro taroccato.

Simo e Cicchio

Le lancette puntano alle 13.00 e una volta entrati in Garfagnana la colazione è stata eccessivamente leggera per resistere troppo a lungo inappetenti. Non appena leggiamo il cartello “Le Bontà del Passo” (il passo in questione è passo dei Carpinelli) i cervelli si resettano e freniamo la mula. Il pranzo è dei migliori: salumi e formaggi squisiti, servizio amabile, ambiente tranquillo e un’innaffiata copiosa di CocaCola.

Bontà del passo

Vorremmo poltrire e appisolarci all’ombra di qualche pianta ombrosa, sazi, appagati e magari ebbri di vino locale. Ma il ritardo accumulato ci obbliga a ripartire subito per fermarci di nuovo per un regrouping&reassessment degno dei Navy Seals. Mirp prende per mano la squadra e si impone: tagliare per allungare, correre per rilassarsi, soffrire per gioire. In pratica imbocchiamo la ex statale Pietrasanta-Follonica e ci abbruttiamo ad alta velocità verso la sua miglior diramazione. Infatti la volterrana porta, primi Cicchio ed io, a parcheggiare la moto sulla coppa di un’assolata ma fresca Volterra lungo le prime curve che mi invogliano seriamente all’ingarellamento.

Rivale a Volterra

In un simpatico minimarket con bar e veranda il giovane Poli, Mirpello e Pino si dannano per cercare un alloggio per la serata, visto che siamo a conclusione del pomeriggio e piacerebbe evitare di dormire nella sala di attesa di una stazione ferroviaria. Noi altri quattro ci occupiamo invece di infastidire gli organizzatori e procacciare i fattori reidratanti, osservando l’andirivieni dalla porta di Volterra.

Volterra

Quando pare imminente il fallo de pedra, cioè la disfatta, Pino estrae dal cilindro due doppie ed una tripla in un paese vicino. L’entusiasmo è alle stelle e prendiamo un tandem di decisioni capitali. La prima delle quali è di andare a sciacquare le moto da un benzinaio con le lance a pressione. So che sembra cosa da nulla, ma non avete mai lavato una moto insieme ai precisissimi fratelli Poli: si può tranquillamente trasformare in un’operazione da mezza giornata. Ma l’indicatore della allegria è a fondo scala, e quindi non ce ne curiamo. La seconda decisione è quella di andar giù&su belli allegri alle Saline, così senza costrutto né logica né altro obbiettivo che far galoppare i cavalli lungo quella serpentina.

Ritornati a Volterra dopo esserci sfogati a modino, svoltiamo direzione Siena e girato l’angolo una pattuglia di Carabinieri paletta chi di noi è in testa, ossia il Mirpello.

Caramba che sorpresa

Grazie al cielo eravamo già appagati e stavamo uscendo dalla città a passo urbano: tolta la menata di tenerci fermi per il controllo dei suoi documenti et cetera, possiamo procedere impuniti.

Attendendo la scarcerazione

Stanco come un somaro seguo il gruppone che incede sulla statale 68 Val Cecina, ma manco a Roncolla impazzisco e, esaltato dalle condizioni, mi involo ad ipervelocità. Infatti manca poco al tramonto, e il sole proietta nel cielo terso una morbida luce dolcemente giallina, la temperatura è quella che qualsiasi motociclista sogna nel lungo inverno, e la sequenza di curve sembra progettata dallo stesso ingegnere che ha studiato la ciclistica della mia Rivale. Se aggiungiamo che non esiste traffico, chiunque può comprendere che sono davanti ad uno scenario paradisiaco. L’alternanza di curve a medio raggio, aperte e che permettono una visuale a campo lungo, porta a un metronomico ritmo di pieghe, ad un’andatura cadenzata da allunghi finalmente calibrati all’erogazione del tre cilindri. Anche nella parte che si stacca a nord, leggermente più tortuosa, sono irrefrenabile. Ed è un’ode a questa strada quando sosto all’arrivo di tappa, e a mano a mano che arrivano gli altri sei, il mio sorriso stampato sul faccione si specchia in ciascuno dei loro.

Mura San Gimignano

Aperta&chiusa una parentesi su come e dove imbelinare le sette motorette, ci trasciniamo all’Hotel Bel Soggiorno. L’albergo è subito dentro le mura di San Gimignano e, particolarmente Pin ed io, siamo vincitori di una lotteria.

Bel Soggiorno

La stanza è piccola, ma pulita, abbastanza in ordine e con minibar, wifi, TV e quelle altre piccole comodità che apprezzi dopo una notte in ostello. Ma sopratutto abbiamo un terrazzo (recte: lastrico solare sopra la veranda del ristorante) incredibilmente libidinoso. Roba che fossimo stati rockstar avremmo lanciato un super party, tipo che si concludono solo quando sopraggiunge la polizia e poi, avendo perso conoscenza, ne puoi apprendere le cronache solo leggendole sul tabloid scandalistico.

Pino attonito per il terrazzo

 

Invece di organizzare un rave ci facciamo belli e andiamo a far due passi in piazza della Cisterna per l’aperitivo.

Piazza dietro la CisternaRientriamo in albergo e con la fantasia che ci contraddistingue ci infarciamo di fiorentina, bagnandola con Vernaccia prima e Chianti poi. Orginali, no?! La qualità delle pietanze è alta, il vino un nettare, la vista è incantevole e la compagnia ottima. Il servizio cordiale e puntuale, restando nel solco avviato una volta lasciatici alle spalle inospitali liguri e arroganti lombardi.

Pino si fa la fiorentina

Dopo cena torniamo in centro, chi per il bicchiere della staffa, chi per giudicare se è più buono il gelato più buono del mondo o il gelato campione del mondo, chi per seguire l’epilogo del concerto in piazza.

Concerto

Questo l’itinerario del secondo giorno.

Riposati e ingagliarditi ci avventuriamo ad imburrare fette biscottate sulla stessa tavola dove poche ore prima avevamo banchettato, lasciando sul campo bicchieri odorosi di whisky torbato, cantucci e vin santo. Apprezzabile forse ancor più di giorno la veranda.

Colazione

Mentre allestiamo i dorsi dei muli con borsoni e indossiamo protezioni e accessori vari, apprendiamo che Mone è purtroppo richiamato a Genova da un’imprevisto. Un brutto colpo per il morale, cui si somma la consapevolezza che i ritardi accumulati sono ormai eccessivi, e quindi dobbiamo prendere la decisione di tagliare la parte di strada statale che avremmo voluto risalire correndo paralleli a Bologna-Modena-Reggio-Parma, ossia Barberino del Mugello -> Porretta Terme -> Pavullo nel Frignano -> Langhirano. La generosità di Simon è trasferita a Pino, che eredita il mio Wolfman.

Partenza da San Gimignano

Resta l’attraversamento del Chianti, ma stante l’infatuazione per la strada del giorno precedente non passiamo da Poggibonsi bensì torniamo a Castel San Gimignano e poi completiamo il percorso Volterra – Colle di Val d’Elsa. Ammetto che nei primi chilometri sono particolarmente legnoso, un po’ dispiaciuto per il rientro anticipato di Simon, un po’ fisicamente fermo sulle gambe. Però la Val Cecina è irresistibile, e alla fine torna prepotente l’esigenza di smanacciare sulla manetta.

Passando da Castellina e Radda dimezziamo virtualmente le colline del Chianti per arrivare dal senese all’aretino, a Montevarchi. Non avevo mai guidato in moto su questi percorsi e, per quanto resti più ammaliato dai passi alpini, debbo confessare che adesso capisco bene che goduria hanno a portata di mano amici dell’HyperMotardClub, come Grandealdo. Già il solo poter andare da San Sepolcro a Cecina dev’essere un piacere unico. Ahi, me lasso, che abito nell’orripilante, zanzarosa e soporifera PIANURA padana!

Ci poniamo in testa di concludere con la Vallombrosa, ma secondo me il di norma ineccepibile duo Mirpo e Pino sbaglia qualche bivio. Invece di correre veloci a salire da Figline Valdarno e poi ridiscendere a Pontassieve, puntiamo per la riserva naturale delle Balze, quindi su per Loro Ciuffenna. A quel punto la via quasi obbligata è di seguire per Reggello in modo contorto, tipo bricchi tigullini. Il risultato è arriviamo dopo le 13.00 a Reggello abbastanza sfiancati, e probabilmente io in cima alla lista. La sella della Rivale è ben sagomata, ma stretta e dura come una tavola di compensato: andrebbe esposta sugli scaffali Ikea. Forse sono anche un po’ ubriacato dai chilometri. Così ci accasciamo in un baretto e scofaniamo salamelle in ogni foggia (nel panino, sulla pizza, nella pasta…) attendendo i due Polis, che si erano provvisoriamente staccati per un saluto ad un amico di San Giovanni Valdarno.

Considerato il livello di emicrania, l’ora e la distanza da casa, finiamo di pranzare e scivoliamo giù ad Incisa. Mentre Mirpello rincasa a Pisa, Cicchio e Poli jr & sr a Genova, il subcomandante Marco Pin ed io ci spariamo un’infinitamente nojosa A1 fino a Milano.

Questo l’itinerario del terzo giorno.

Come spesso capita il rientro è amaro. Incidono i rettilinei chilometri di autostrada, incidono le vagonate d’aria che una naked (per definizione) comporta, incide che da Firenze a Milano tocca approvvigionarsi le ennesime volte (tre!) di benzina. Ma soprattutto incide che domani è lunedì e si lavora, che le curve sono alle spalle, che gli amici sono ciascuno per la propria strada. E quando arrivo a Milano, abbraccio Pino e salgo in casa, sono appena passate le 19.00. 58 ore di giro, oltre 1.200 km, sette amici, e una voglia matta che sia già l’alba di un nuovo Steinbock Tour! Grazie compari.

Grazie Mirpo