GT1290: secondo diario

GT nuova, diario di bordo nuovo!

Intanto parto dagli optional, che KTM chiama PowerParts e, per gli amici, PP. Di immateriale ho comprato i codici per sbloccare MSR (Motor Slip Regulator), l’HHC (Hill Hold Control) e soprattutto Track Pack. Preso anche l’antifurto, non chiedetemi il perché visto che non saprei rispondere.

L’Akra è sempre un piacere a vedersi, e nero sul cerchio arancione spicca parecchio

Di molto più viscerale invece sono rimasto irretito di nuovo dalle sirene di Akrapovic, per cui silenziatore omologato con camicia in titanio finitura black e fondello in fibra di carbonio con aggiunta di paracalore sempre in fibra. Sulla parti in CF apro una tendina perché ho fatto una fatica bestiale per ottenere quelle che avevo ordinato: prese (e pagate) il 10 gennaio, com’è come non è alla fine sono arrivate tra il 9 luglio ed il 1 agosto; prima la coppia di fianchetti sottosella e di spoiler radiatori, poi la cover centrale del serbatoio.

Le due coppie di fianchetti: sottosella e a coprire i lati del radiatore
La parte che bramavo di più sostituire per eliminare da sotto gli occhi la plasticaccia OEM

Siccome non ci stavo con la capa nel frattempo ho preso da HF Carbon il carter pignone (che in realtà avevo ordinato inizialmente da KTM) e da MaxiCarbon parafango anteriore stile RC8parafango posteriore; quest’ultimo, esattamente come tre anni fa, ha avuto il problema dello scasso diverso (troppo stretto) per alloggiare la base del mono, e ho dovuto rispedirlo indietro per farlo ampliare [1]. Un dettaglio: le PP hanno una finitura matt (opaca, non gloss) e plain (a trama ortogonale, non twill), ed è cosa buona&giusta cercare di abbinare medesime finiture, invece le parti che ho trovato da HF Carbon e MaxiCarbon sono sì matt, ma twill; personalmente trovo siano più belle, ma tant’è son diverse dalle KTM e stonano se accostate.

Il parafango anteriore tipo RC8 è molto aggressivo
Il paraspruzzi posteriore, con para catena integrato, è un classico

Tornando alle PP certamente ho ceduto alle borse laterali rigide che, per quanto disfunzionali, nella loro versione da aprile 2019, dovrebbero essere decenti. In particolare dovrebbe essersi risolto il problema dell’imperfetto accoppiamento nella parte anteriore (con conseguenti infiltrazioni d’acqua in caso di pioggia et cetera), che avevano identicamente fin da marzo 2016. Ho già scritto in un altro post del ritardo della consegna delle scocchette colorate. Ho aggiunto anche la tail bag, borsa morbida posteriore, davvero ben fatta.

Montato anche il portatarga sportivo, accoppiato alle frecce posteriori a LED di Rizoma, omologate seppur microscopiche, splendide e… carissime; meno male che ne serve solo una coppia, giacché le anteriori sono integrate nelle carene.

Aggiunte le versioni ergonomiche delle selle pilota e passeggero, che sono anche riscaldate (mentre il pilota si gestisce da dashboard, il passeggero ha un suo autonomo comando meccanico a fianco), mi pare identiche a quelle della prima versione. Molto di dettaglio ho ripreso i tre adesivi di protezione serbatoio, neri e provvisti di grip; anche essi mi sembrano uguali a quelli dei MY precedente.

Passando invece ai pirinamenti non KTM, come da tradizione ho montato una batteria LiFePO4. Inizialmente (proprio a 0 km) avevo scelto una Magneti Marelli non diversa da quella che avevo sulla 2016, MM-ION-10, dato che andava a sostituire sempre una Yuasa YTX14-BS. La moto però lagnava difficoltà di avviamento a freddo, con temperature ambientali intorno agli 0°C e anche fino a 10/12°C; problemi che si superavano tenendo il quadro sottotensione per qualche minuto e provando un paio di avviamenti – infatti così facendo l’eccitazione della batteria aumentava la sua temperatura interna, e di conseguenza i cranking amps disponibili. Ritengo di aver poi risolto con una Unibat eXtra ULT2, che tra l’altro ha 300 Cold Cranking Ampere contro i 240 CCA della Magneti Marelli ed i 230 CCA della Yuasa stock. Scrivo “ritengo” perché per adesso non ho più testato sotto gli 8°C ambientali.

Siccome miravo ad ulteriore alleggerimento e, collateralmente, ad un abbassamento dell’emissione del calore, ho aspettato di terminare i 1.000km di rodaggio e ho deciso di scatalizzare. Una scelta molto povera sotto diversi profili (inevitabilmente aumentano le emissioni atmosferiche, benché ritengo restino entro livelli bassi, e si perde l’omologazione con tutto quanto ne consegue), però davvero efficiente sotto l’aspetto peso e temperature. Mi sono orientato sul decat Bodis, un po’ perché mi piaceva che descrivesse un’ansa al posto della camera di decatalizzazione, un po’ perché viene fornita con un kit meccanico per la rimozione della valvola allo scarico. In effetti ho preferito infine rimuovere integralmente valvola, motorino, cavi e tutto, non con il meccanismo bensì per mezzo di un ingannatore, cioè l’Healtech ESE, Exhaust Servo Eliminator; questo dongle restituisce alla centralina i segnali come se motorino e valvola stessero lavorando ed evitando messaggi di errore. L’unico accorgimento da adottare resta ridislocare il serbatoio del liquido freno posteriore, facilmente riposizionabile nell’area del motorino con l’uso di una piccola staffa.

Il Bodis non è un semplice “tubo dritto”, e fa percorre al gas un maggior tratto di scappamento
Via il servo della valvola si svuota la zona freno posteriore, e la vaschetta resta appesa solitaria

Decatalizzare interviene sullo scarico, ok, ma perché non accompagnare anche sulla aspirazione? Sempre andando verso il leggero, con un intervento che avevo eseguito anche sulla Ducati HyperMotard, mi è sembrato giusto ranzar via la scatola dell’aria e sostituirla con un kit d’aspirazione Rottweiler. Per far le cose fatte bene l’ho preso con i due cornetti in alluminio, detti velocity stacks TVS, da 59mm. Un cornetto è praticamente d’obbligo, visto che altrimenti cozzerebbe rispetto all’originale (da 80mm, in plastica), mentre il secondo, quello posteriore, è opzionale; si possono avere anche nella versione ancora più ridotta, da 40mm, ma i TVS-40 avrebbero lievemente spostato la resa agli alti regimi, un effetto che non desideravo.

Il kit dello Stage 4 Rottweiler
I cornetti d’aspirazione sono un’opera d’arte

Se intervieni sulla aspirazione (aprendo) e sullo scarico (aprendo), probabilmente il disegno della mappatura motore non è ottimizzato. La soluzione migliore è ovvia: andare al banco e rimappare. Non volendo tuttavia intervenire sulla centralina OEM, ammesso fosse facile trovare chi lo faccia (bene), sono ricorso ad una cosiddetta centralina aggiuntiva, ovvero una Dynojet PowerCommander V, che mi hanno direttamente pre-mappato i ragazzi della Rottweiler in ragione della mia configurazione finale. Configurazione che comprende anche una Smart-IAT, Intake Air Temperature, ovvero un sensore della temperatura dell’aria aspirata che in teoria ottimizza l’ingrassatura, e ho scelto quella di Belinassu.

Sembra una IAT stock eppur non lo è!

Visto che stavo finalizzando l’ordine Rottweiler mi è parso giusto aggiungere il kit rimozione di canister e SAS, Secondary Air System. Un altro piccolo fardello sulla mia coscienza ecologica (senza SAS non recuperi i vapori incombusti ed il canister serve a non scaricarli direttamente nell’aria), ma la canisterectomia ha liberato un minimo alloggiamento nel sottosella del passeggero (che ospita la PowerCommander) e togliere il SAS comporta di nuovo meno peso e forse meno calore.

Le placchette Rottweiler vanno a tappare l’attacco alle tubazioni SAS
Senza canister c’è più spazio nel sottosella, anche per la centralina PC5

Se prima la moto era una bomba, adesso è… una bomba nucleare! Ha acquisito ancora più grinta e, sconfessando i miei timori che la schiena finisse tutta agli alti regimi, è rimasta tanta spinta e progressività ai medio/bassi. Un danno collaterale è che anche le emissioni acustiche sono aumentate: certo il finale Akrapovic è omologato e con DbKiller, ma tra decat e sistema d’aspirazione Rottweiler la GT ruggisce spaventosamente. Mi consolo pensando che loud pipes save lives– a maggior ragione visto il clacson di serie, afono. Come mi hanno avvisato i ragazzi di P&D che hanno installato il tutto

Guarda che adesso è arrogantella

La frizione stock non è malvagia però ho voluto regalare alla mia mano sinistra un attuatore Oberon in alluminio, e la forza necessaria ad azionarla si è ridotta. Insieme all’ordine dal Regno Unito ho provato anche i poggiapiedi touring (solo pilota): sono belli, li sto usando, ma mi aspettavo di più; non hanno un inserto di gomma (per le vibrazioni) ed il grip non è il massimo.

Anodizzato nero, con la sua basetta: ecco l’Oberon
La linea Touring dei predellini non è male, anche se non mi ha convinto al 100%

Un’inezia: ho sostituito la presa accendisigari che si trova a sinistra del TFT con una doppia porta USB. Ho usato un prodotto per uso nautico marcato CHGeek (che battezzerei una cinesata fotonica), con tanto di voltmetro LED (informazione che è comunque disponibile anche via dashboard della moto) e coperchietto di plastica. L’installazione è stata condotta da Giglioli Motori.

Sotto la patellina di plastica si nascondono due prese USB

Altro orpello: il braccino porta-smartphone della SP Connect, che uso, in combinazione con la sua cover provvista di incastro, per reggere l’iPhone. Purtroppo, come ho già avuto di segnalare per il navi, rimane in una posizione non troppo felice, in quanto bassa, e perciò l’uso cartografico delle varie app (MyRide o GoogleMaps o altre) non è il massimo. Il prodotto della SP Connect è comunque molto ben fatto.

Il braccetto SP Connect va a coprire i risers manubrio

Come coperture non mi sono trovato male con quelle stock, ovverosia le Pirelli Angel GT; un onesto pneumatico sport-touring, senza velleità pistaiole e con una buona resa specialmente su manti freddi. Infatti ho deciso di preservarmele per una stagione invernale e passare a qualcosa di più sportivo. Per circa 2.500km ho tenuto delle Bridgestone Battlaxe S22. Tecnicamente delle gomme spettacolari, ma che nel mio caso hanno dato più fastidi che altro. Da subito dei vistosi beccheggi a media frequenza (avantreno che va su&giù) ad alta velocità e nei curvoni ampi, che si sono quasi annullati una volta riequilibrate le ruote, e specialmente quella posteriore. Poi è rimasta una propensione all’innesco di imbardate ad alta frequenza (avantreno che si scuote sinistra&destra) a velocità ampiamente sopra codice. Probabilmente si trattava di un treno difettato.

Gli (sfortunati) S22, appena montati

A circa 5.000km avrei voluto rimpiazzarli con delle Pirelli Rosso Corsa II ma, per un’incomprensione con Fratelli Moro, sono finito con delle Michelin Power RS+; che poi il plus è solo relativo alla nuova posteriore, perché l’anteriore è sempre la vecchia RS. Per il momento non mi sto trovando male, dopo un’iniziale mancanza di confidenza magari dovuta al passaggio ad una carcassa meno rigida e ad un profilo abbastanza tondo.

Il posteriore “+” della linea RS appena montato

Per comodità personale mi sono dotato di un’interfaccia OBD-II, On Board Diagnostics 2. Mi sono aggiudicato su eBay un ELM327 con wifi ed un cavetto Lonetec. Ah, una curiosità: sono riuscito a pagare l’OBD meno di 10 euro, ma il cavetto è costato il doppio [2]! Come software sto usando, app iOS, Car Scanner ed ODB Fusion.

L’ELM327 permette di dialogare con la moto ed analizzare errori e vari parametri

[1] Una nota noiosissima, ma spero di utilità. Metto insieme PP e compatibilità o meno con i MY precedenti, indicando la SKU della nuova parte stock:

  • #6130495010049 Paraspruzzi e protezione catena / retrofit
  • #61508910000 Parafango anteriore / retrofit
  • #61511995000 Copriconnettore / retrofit
  • #61530960000 Cover pignone / retrofit
  • #69330985044 Protezione carter accensione / retrofit
  • #61330986044 Protezione carter frizione / retrofit
  • #61508921044 Coppia spoiler puntale / non compatibile #6150802001033 e #6150802002033
  • #61508959044 Coppia spoiler radiatore / non compatibile #61508060000 e #61508061000 
  • #61508964044 Coppia carena sottosella / non compatibile #61408062000 e #61408063000 
  • #61507958000 Cover centrale serbatoio / non compatibile #61507058000
  • Coppia fianchetti laterali serbatoio (non PP, TBA MaxiCarbon) / non compatibile #61508050000 e #61508051000
  • Coppia fianchetti posteriori (non PP, HF Carbon) / retrofit
  • Sottocodone (non PP, MaxiCarbon) / non compatibile #61408019050CB
  • Cornetto estrazione aria ventole (non PP, MaxiCarbon o HF Carbon) / retrofit

[2] Una possibilità, ritengo più economica, è di costruirsi il cavetto, dotandosi di due connettori. Da un’estremità c’è una femmina J1962 a 16 pin, mentre dall’altra c’è un Semitono maschio a 6 pin (la porta femmina si trova sotto la sella pilota di fronte al positivo della batteria). La piedinatura utile è a 4, poiché il #4 è il K-line (ma la GT usa il CAN bus) ed il #5 è blank (il colore si riferisce al connettore della mia GT, YMMV):

  • 12v: lato moto #1 (verde con filetto rosso) / lato OBD #16
  • CAN hi: lato moto #2 (nero con filetto blu) / lato OBD #6
  • CAN low: lato moto #3 (bianco con filetto blu) / lato OBD #14
  • neutro: lato moto #6 (marroncino) / lato OBD #4
La porta di accesso per collegare l’OBD-II

Ritorno alla carotona: GT1290 MY 2019

Tre anni fa scrivevo

Se uscisse una nuova release della 1290GT sarei molto tentato di riprenderla

e, tant’è, l’ho ripresa! Eccomi approdato al Model Year 2019.

Come ho trovato la mia SuperDuke 1290GT model year 2019 al momento del ritiro

Avendo fatto avanti&indietro mi pare corretto rivalutare i concetti che avevo espresso ai tempi, per verificarne obiettività e coerenza. Innanzitutto sentenziavo che la 1290GT è

una grande, grande moto. Una tourer potente, agile, con una tenuta di strada notevole e di struttura solida. […] Ma […] i problemini non sono mancati. Nessuno realmente un deal breaker.

eppure… magari nessun problema in sé è stato terribile, ma la somma di tutti ha fatto sì che il deal breaking avvenisse, visto che mi sono esasperato al punto di scambiarla per una BMW R1200RS. E le considerazioni che portavo, non appena barattata, erano essenzialmente di tre generi.

Primo:

banalmente che la GT è tanto più potente della RS […]. La RS ha quasi sicuramente tutti i cavalli che mi servono, ma ciò non toglie che avere nel taschinoi 160 della S1000R o i 180 della 1290GT sia un altro pianeta.

Diciamo che anche sul MY 2019 la sensazione di potenza illimitata rimane. La mappa Sport andrebbe ribattezzata God mode: on, per cui niente ti sembra impossibile e nessuna manovra irrealizzabile. Anche se la coppia non arriva subitissimo, appena sopra il minimo, con la castagna che tanto adoro, i cavalli a disposizione sono assolutamente abbondanti ed esagerati per le mie capacità. Grazie al motore di ricerca di InSella sono andato ad estrarre le moto con almeno 128,70Kw (per gli amanti delle equivalenze: 175 CV italiani o 173 HP britannici) e a oggi a listino possiamo scegliere tra una dozzina di moto che, trascurandone le varie derivazioni, (per esempio HP4Race per la BMW RR o V4 25° 916 per la Panigale o la Claudio per la F4 et cetera), vado a suddividere nelle due tipologie. Nove supersportive: Aprila RSV4, BMW S 1000RR, Ducati Panigale, Honda CBR 1000RR FireBlade, Kawasaki Ninja ZX-10R, MV Agusta F4, Norton V4, Suzuki GSX-R 1000, Yamaha YZF R1. Tre naked: Aprilia Tuono V4, MV Agusta Brutale 1000 SerieOro e naturalmente KTM SuperDuke 1290R. Non troppo diversamente da tre anni fa abbiamo il consueto quartetto di 1000cc quadricilindriche giapponesi da sparo (CBR, Ninja, GSX ed R1), più le loro concorrenti teutoniche (BMW RR) o da boutique inglese (Norton) o italiane (RSV, F4 e Panigale), con rispettive versioni nostrane scarenate (Tuono e Brutale, cui potrebbe aggiungersi la StreetFighter V4 a breve). Non vedo bicilindriche né tanto meno delle sport-tourer o tourer o crossover o qualsiasi altra bestia che non sia di stampo pistaiolo. Nulla ha tanta potenza unita a leggerezza. Certo c’è la 1290R, ma di questo comunque accennerò nel seguito.

Secondo:

KTM è una moto ben fatta, ma per solidità ed affidabilità la metto comunque dietro BMW e forse anche Triumph […]. La RS è semplicemente una moto sulla quale sali, e tutto sembra al suo posto, dove ha senso sia, e se ti deve portare a Capo Nord ti sembra possa farlo senza troppi intoppi […]. Come accoglienza sul mezzo, sulla GT la posizione è quella che più mi piace (seduto sopra, braccia e spalle che sovrastano l’avantreno…) ma quella della RS è più tourer (seduto dentro, semi-manubri e più protetto dal cupolino) […].La R1200 è più finitae completa.

Risalendo a distanza di tre anni sulla GT ho riprovato, al contrario, le identiche sensazioni: ci si sta assolutamente sopra, si domina il manubrio e, specialmente nello stretto, ti porta ad una guida fisica, quasi motardistica, cioè seduta molto avanzata, spalle incombenti, gomiti avanzati e nei tornantini vien voglia di buttarla giù anziché scendere in piega col proprio corpo. Questo inevitabilmente significa rinunciare qualcosa in termini turistici, ovvero minor comodità della seduta, posizione meno protetta o riparata e meno distesa. Anche alle voci solidità ed affidabilità viene a mancare quell’effetto no-nonsense che provi con BMW, quella sensazione che in linea di massima tutto sia stato dimensionato correttamente, tutto sia nella posizione in cui ha più motivo pratico di essere, tutto sia prodotto nel materiale di cui dovrebbe essere; poi ovviamente non è così, ma il feeling che trasmette è quello. La KTM no, anche se come scriverò dopo è migliorata di un passo enorme.

Terzo:

la tenuta. La 1290GT è una bomba da pieghe, e il concetto è che, per quanto sia la variante Gran Turismo, ti possa portare tra i cordoli alla grande. La RS trovo abbia un avantreno più esilino, e mentre la WP da 48mm sulla austriaca non ha mai esitato con me, ho già messo in crisi un paio di volte la forca da 46mm della BMW. Invece ho dato con piacere l’addio all’anti-dive.

Se tutto è in ordine la KTM è una lama: dove la metti resta, e taglia giù la curva che è una libidine. Per sua conformazione il territorio naturale di caccia si trova nel medio raggio veloce e nei curvoni, dove la moto viene impostata nella traiettoria giusta e… BANG!percorri il tutto come una palla di fucile. E puoi farlo con un’impostazione ginocchio a terra oppure, ed è quella che preferisco, spingere forte su pedane, testa in avanti e all’interno, ginocchio e gomito all’infuori, spalla interna verso lo specchietto. Nel misto stretto dice ancora la sua, ma nello stretto-stretto chiaramente inizia ad accusare e, anche guidata à la motard come scrivevo sopra, non riesce a fare la differenza abissale rispetto, ad esempio e per restare in famiglia, una 990SM o una Duke 690. D’altro canto mica si può avere una all-rounder perfetta – e poi dove non arriva l’agilità si supplisce con la brute force di una cavalleria infinita.

Catarticamente questo ritracciamento del percorso mi pare confermi la consapevolezza della scelta. Anche se… anche se a fine 2018 avevo venduto la R1200RS con l’unico obbiettivo di acquistare la R1250RS! D’altronde non mi ero trovato affatto male sulla RS, che continuo a considerare una fantastica moto. Ma siccome sembrava che, pur ordinandola e pagandola immediatamente, non fosse in consegna se non a luglio (a 200+ giorni) una voce dentro di me ha domandato sommessamente “Ma preferisci restare a piedi fino a forse metà estate prossima, o azzardare se davvero in KTM hanno fatto un lavoro decente e migliorato la GT che tanto ti piaceva?”. Be’, la risposta è stata che il 10 gennaio ero dal dealer KTM e che una decina di giorni dopo mi trovavo, mappa Rain e con selle e manopole riscaldate, in giro per una glaciale Milano.

Se tre anni fa avevo elencato le caratteristiche salienti della GT, adesso ritengo sufficiente concentrarsi sulle principali differenze di questo MY.

Una MY2019 a confronto con il modello precedente – foto CycleNews

A livello di motore abbiamo una variazione modesta seppur concreta, all’unità termica, che guadagna le valvole in titanionuove camere di risonanza. I cavalli rimangono 175 all’albero [1] a 9.500rpm, la coppia si smussa da 144 a 141nm sempre a 6.750rpm ed il rapporto di compressione è 13,6:1, il tutto resta Euro4 e non Euro5 (forse un bene?!). E abbiamo differenze elettroniche, legate a riding modes e compagnia cantante. A titolo ripasso debbo ricordare che è presente l’MTC, Motorcycle Traction Control o semplicemente TC, che lavora tagliando il gas (chiudendo la farfalla dell’EMS Keihin con RbW) nel caso in cui la piattaforma inerziale Bosch 9ME rilevi determinate condizioni e la ruota fonica posteriore inizi a girare più velocemente della anteriore – in altre parole se, tramite un algoritmo, reputa che stia pattinando la ruota dietro per perdita di aderenza a causa magari di un’accelerazione sproporzionatamente brusca, a maggior ragione se in piega. La mia MY 2019 è dotata anche dell’MSR, Motor Slip Regulation, che apre leggermente il gas quando il posteriore gira più lentamente del posteriore in scalata; poiché in questa fase vi è già l’assistenza della frizione antisaltellamento PASC, l’intervento avviene tipicamente quando il rapporto basso ingranato è già innestato, ma il freno motore resta eccessivo rispetto alla superficie poco aderente. Lo scorso inverno è entrato in azione in un paio di occasioni (svincolo autostradale sotto la pioggia e strisce pedonali umide) e ne ho apprezzato l’utilità. MSR ed MTC sono disinseribili solo in tandem, ed ha un senso perché uno è l’antagonista dell’altro: per KTM o vuoi entrambi o nessuno dei due. Comunque a dirla tutta l’optional MSR era disponibile anche per il MY 2016, ma per me è una novità perché ai tempi non avevo acquistato i codici KTM di sblocco del software. Sinceramente non ricordo se sia una novità anche Non è una novità, se non per me, l’HHC, Hill Hold Control, che questo giro ho buttato dentro; non è in ogni caso un granché, e magari può tornare utile nelle manovre in forte pendenza a chi non è altissimo e non tocca bene terra, sempre a condizione di aver prima trovato la giusta confidenza con questa funzione visto che non sempre è una sensazione gradevole quando lasci deliberatamente arretrare la moto favorito da una discesa, e senti che la moto si blocca, azionando autonomamente il freno posteriore (fino a cinque secondi). Ma la nuova diavoleria fondamentale, rispetto al MY 2016, è il TrackPack, che ricomprende l’AWM, Anti Wheelie Mode, per poter andar via di penne come i ragazzini, l’LC, Launch Control, per le partenze a razzo, ed il Track Riding Mode. Quest’ultimo cambia opportunamente la grafica della dashboard per un uso in pista, aumenta ancora di più la risposta dell’RbW (a Mattighofen la chiamano extreme direct response) e permette di aggiustare il TC su nove livelli (slips), o azzerarlo. L’MSR dovrebbe invece disattivarsi. Il Track Pack è però da pagarsi a parte, come optional.

Sembra di avere un iPad mini sulla moto, ma questa strumentazione è comunque una figata

Tutta questa elettronica è resa accessibile grazie ad… altra elettronica, ossia allo schermo TFT Bosch da 6.5” di diagonale. Ha un indice di leggibilità molto buono, nonostante l’abbia ricoperto fin dal primo chilometro con una pellicola protettiva di SpeedoAngels. Passa automaticamente dal contrasto giorno/notte in funzione della luce ambientale, è ben configurabile, intuitivo e riporta tutte le informazioni di cui si possa necessitare. È integrato con tre canali Bluetooth, perciò permette di gestire simultaneamente la connessione con uno smartphone, l’interfono del pilota ed un secondo interfono, del passeggero, per poi lavorare su tre funzioni. La prima è quella del telefono, per cui, se qualcuno chiama sullo smartphone, la telefonata appare sulla dashboard e si può gestire con i comandi al manubrio (rispondi, regola il volume, declina/riaggancia); KTM ha deciso che può andar bene rispondere al telefono, ma non iniziare una telefonata, probabilmente perché giudica la ricerca in rubrica o la composizione del numero come troppo distraente, e perciò rinvia al comando vocale del proprio interfono. La seconda è quella dell’audio, cioè di riproduzione di file musicali dallo smartphone, mostrando sulla dashboard la canzone che sta riproducendo e gestendola sempre con i comandi della moto (play/pause, rewind/forward e regolazione del volume). Infine la terza è quella legata alla navigazione, che KTM chiama MyRide e ho testato come app di iOS (non tema chi ha Android perché esiste anche la versione per l’OS Google): sulla app si scaricano mappe delle varie nazioni, si impostano itinerari (anche con diversi waypoints intermedi), si possono salvare e richiamare (ma non importare o esportare) e poi il tutto viene riprodotto con mappa pittografica sulla dashboard, assistita dalle indicazioni vocali via interfono. MyRide non è un granché, anche se infinitamente meglio di niente. Con poco sforzo penso avrebbero potuto riprodurre anche sul TFT la mappa cartografica che c’è sull’app, anziché quella pittografica. D’altronde dare un’occhiata alla cartina e vedere la sequenza di curve di una strada di montagna che non si conosce è un piccolo lusso che apprezzavo molto sul Navigator V (alias Garmin) di cui era provvista la mia R1200RS. Sulla GT posizionare un navi è abbastanza poco pratico, perché l’unico punto sensato è il castello dei risers manubrio, disponendo però il navigatore in una posizione molto bassa, per la quale, specialmente calzando un casco con mentoniera, bisognerebbe chinare il capo perdendo di vista la strada. Manca un traversino sopra al TFT, al quale poterlo fissare ottimamente (come usa sul 1290 SuperAdventure per esempio) – qualche ardito con buone capacità manuali è riuscito a fabbricarsi delle staffe artigianali da fissare sotto la strumentazione. Mi pare giusto menzionare che non tutti gli interfoni sono compatibili con la LC8 Dashboard; ad esempio i vecchi CellularLine InterPhone, Sport/Urban ed antecedenti, non lo sono per il 100% delle funzioni, ed io posso invece garantire, avendoli testati, che Sena SRL, Cardo Freecom+ e Midlan BTX1Pro lavorano senza problemi. Per concludere le novità della dashboard va citato che è abbinato il keyless ride, ovvero lo sblocco e l’accensione del quadro senza chiave meccanica; quest’ultima (gigante…) oltre a contenere il transponder serve per la serratura che apre il sottosella e, se presenti, per le borse laterali optional, mentre il tappo carico carburante si apre senza chiave meccanica.

La moto è keyless sì, ma la “key” che devi comunque tenere in tasca è gigante!

L’altro reparto importante oggetto di intervento è la SCU, Suspension Control Unit per regolare le semi-attive WP. Il nuovo firmware SCU infatti adesso si basa su algoritmi aggiornati, e la campionatura delle informazioni avviene con una frequenza maggiore, triplicata rispetto a prima. Dopo che KTM si è assicurata la vendita dei primi lotti produttivi della MY 2019, ha comunque autorizzato i dealers ad apportare questo upgrade gratuito anche ai modelli precedenti – l’hardware infatti è invariante. Con questa modifica cambia anche l’intervento, a me inviso, dell’anti dive. Infatti ora l’antiaffondamento in staccata esiste solo nella configurazione Comfort, mentre Street e (come prima) Sport non lo prevedono; meglio ancora sarebbe stato avere l’attivazione dell’anti dive separata, in modo da potervi ricorrere a prescindere dal setting delle sospensioni. Nel complesso migliora il reparto assetto, ma la verità è che anche il modello precedente era eccezionale. Sicuramente il tutto resta sbilanciato sulla sportività nel binomio sport/touring, perché comunque rimane (fortunatamente) un asse da stiro anche in Street. Certo è che se si sognava una moto comoda per il turismo, allora meglio la R1250RT, perché la GT è confortevole solo rispetto ad una supersportiva o una streetfighter.

Altra miglioria fondamentalmente software è il QS+, QuickShift plus, ovvero il cambio senza frizione anche in scalata e non solo salendo di rapporto.

Il blocchetto destro, che adesso ospita anche i comandi del cruise control

Per concludere la carrellata di ciò che riguarda l’elettronica: sono stati ripensati i comandi a blocchetto, principalmente spostando a sinistra la levetta del cruise control, che prima era poco razionalmente posizionata dal lato della manetta. Adesso mi pare nel complesso che i comandi siano intuitivi e funzionali, persino smontando da una BMW, che reputo regina in quest’ambito.

A livello di forma gli interventi hanno interessato unicamente l’anteriore, lasciando inalterato il resto della moto. Più di tutto è cambiato il frontale, che ora ha fari full LED a doppio rene ed un parabrezza migliorato aerodinamicamente e regolabile, se necessario anche con una sola mano, su nove posizioni. Di certo è più protettivo, ma ovviamente non sarà mai come stare riparati sulla citata BMW RT né, lo ripeto, si deve pretenderlo da una GT.

Gli elementi nuovi: faro a doppio rene, bianchetti serbatoio, parabrezza e paramani

Come si nota nella foto sono stati aggiunti dei paramani [2], belli e pare lungamente studiati in galleria del vento, e i nuovi fianchetti del serbatoio presentano all’interno un cassettino porta-oggetti per lato. Ciascuno è davvero striminzito e, nella ribaltina a scomparsa, a sinistra dovrebbe alloggiare uno smartphone (con tanto di spessore per non farlo sbatacchiare a destra&manca, nonché presa USB per alimentarlo) mentre a destra può starci un Telepass (le radiofrequenze filtrano) e poco altro. Gli scomparti non sono stagni, perciò se si lava la moto o se piove a secchiate, va tenuto presente che l’acqua vi si infiltra.

Lo scompartimento a scomparsa sinistro, con iPhone e cavetto USB
Nel cassettino di destra può stare un pacchetto di fazzoletti e poco più

Necessariamente è mutato anche il castello che sorregge la strumentazione, così come la cover centrale del serbatoio in quanto, con l’avvento del keyless, non deve più ospitare il blocchetto della serratura. La sensazione generale è quella di un anteriore molto imponente e tozzo, con un’analogia degli anni ’80 rispetto ad una SuperDuke R mi dà l’idea della relazione tra l’XT600 e la versione Ténéré col serbatoio da 30 litri. Sulle linee in sé della 1290 non ho molto da aggiungere perché credo dipenda dai giusti; a me non fanno impazzire, e trovo la versione R incredibilmente più sexy (forse più di tutte nella edizione EICMA 2012), però l’estetica meno affascinante e qualche chilo in più sono lo scotto da pagare per avere incredibili comodità rispetto alla sorella naked. Avessi ancora trent’anni avrei optato per la R ad occhi chiusi.

Come tre anni fa le borse laterali sono state una jattura. Intanto perché alla consegna c’erano le borse, ma non le cover colorate. Perché? Misteri di KTM, e ho girato per quasi due mesi (fino al 14 marzo) senza, con la plastica nera in bella vista. Poi le borse, a parte la diversa verniciatura delle cover, erano identiche a quelle di tre anni fa, e per tanto afflitte dalle stesse problematiche di chiusura imperfetta. Pare che verso aprile in KTM (o in Shad – per l’utente è indifferente) si siano dati una svegliata ed abbiano iniziato a consegnare moto con un terzo aggancio, opportunamente disposto nella parte anteriore della borsa. Chiesta la sostituzione in garanzia il 7 luglio, cambiate il 1 agosto con quelle nuove a tre attacchi (solo i primi due attacchi restano sotto serratura). Specifico “con quelle nuove” perché KTM per tre anni è andata avanti a sostituire borse in garanzia, ritirando le versioni difettate e rimpiazzandole con quelle… altrettanto difettate! Per altro un mesetto prima di chiederne la sostituzione gli adesivi in rilievo, complice il gran caldo, avevano iniziato ad “arricciarsi” e scollarsi. C’è chi invece ha avuto problemi con il nottolino della serratura. Insomma: il tutto di qualità medio/bassa, non all’altezza del mezzo.

Le borse consegnate senza la cover verniciata
L’adesivo 3D con il logo KTM inizia ad “arricciarsi”, lasciando scoperto l’incavo della borsa
Come per le precedenti (visto che sono identiche…) anche queste borse non chiudono bene
Ecco le nuove borse, modificate. A destra si nota il terzo aggancio

Se le borse laterali sono erano rimaste una fregatura, la qualità globale sembra minimamente migliorata. Ad esempio sul MY 2016 il perno di azionamento della stampella laterale mi si era spezzato al quarto giorno – adesso invece è su da più di sei mesi e pare non destinato a cedere nel breve. I devioluce ed i comandi in generale (specialmente lato destro) mi paiono migliorati, al di là del nuovo cruise control, ma il giro-cavi è rimasto inestetico. Il meccanismo del parabrezza, OK migliorato, eppure trasmette una sensazione di “platicosità”, e sarebbe stato fico fosse comandato elettricamente anziché a mano. Un boomerang la verniciatura nera super lucida, sulla quale si creano micro-righe anche solo a sfiorarsi con un panno di cucciolo di daino. Ed anche la verniciatura, bellissima, arancione dei cerchioni è incline a rovinarsi. Gli altri materiali per adesso non hanno rivelato le difettosità del MY 2016: le conchiglie dove si aggrappano le borse laterali erano in ordine e le parti anodizzate (piastre sterzo) per ora sono rimaste nere. Il grave difetto che avevo all’Exhaust flap control motor (o alla valvola allo scarico in sé, o ai cavi Bowden, o al suo firmware di gestione, o quel che è) non si è manifestato, per lo meno nei primi 1.000 km – dopo i quali ho piallato via tutto, e buona notte al secchio. È rimasto l’handicap alla tromba del clacson, che suona davvero poco sia per la povertà della tromba in sé, sia per la posizione cioè imbelinata, bella al caldo, nel convogliatore destro.

Altri motociclisti hanno lamentato vari piccoli problemi che non ho fortunatamente ravvisato sul mio esemplare. C’è stato chi ha avuto problemi con il TPMS (viene rilevato con alert la pressione bassa anche quando a manometro è OK), con il sensore dell’olio (temperature impazzite o incoerenti), con il TFT da sostituire perché ciocca (c’è un sensibile lag tra l’accensione della moto e l’accensione dello schermo, che nel frattempo resta nero), più una serie di problemi verosimilmente legati all’aggiornamento software [3].

Altre due preoccupazioni che sembrano essere rimaste ad arrovellare i proprietari dei modelli di GT precedenti, tentati dal cambio al MY 2019, ho rilevato essere la posizione e l’aerodinamica nonché l’emissione di calore. La posizione di guida mi pare sia rimasta davvero identica, ed ottima come scrivevo a proposito della tenuta, mentre la protezione aerodinamica è migliorata pur non potendo garantire il massimo del riparo proprio a causa dell’impostazione di guida – come dicono a Genova “sciûsciâ e sciorbî no se pêu”. E in quanto all’emissione di calore fino ai 25°C ambientali trovo sia trascurabile quando in marcia, verso i 25/30°C inizia ad avvertirsi calore specialmente sotto i 50 km/h, mentre quando il meteo si orienta al sub-sahariano effettivamente il caldo che vien su è bello intenso; non tanto nella zona sottosella, quanto più per le gambe, ed in particolare quella destra, ossia dal lato dove ci sono le due ventole di estrazione. Vero è che ci sono dei convogliatori dalle ventole che dovrebbero spingere l’aria bollente lontana dalla gamba, ma si soffre in ogni caso, specialmente se non si indossa abbigliamento tecnico. Facciamo pace con noi stessi: non è che se, come mi è capitato, con 40°C giri con un bicilindrico centrale atomica da 1.300cc tra le cosce e sei in pantaloncini, scarpe da barca e senza calze ti puoi aspettare di avere refrigerio mentre sei fermo al semaforo rosso…

Comunque sia il ritorno al carotone, dopo 6 mesi e 6.000km percorsi, fa rima con estrema soddisfazione. Gli aggiornamenti seguiranno nel diario di bordo.

[1] InMoto di agosto 2019 ad una prova al banco ne ha registrati poco meno di 165 alla ruota.

[2] Giusto per nota: i paramani sono arrivati più di un mese dopo la consegna della moto; infatti tutte le moto consegnate fino a fine febbraio ne erano sprovviste.

[3] Per esempio che rendono indisponibile (a seconda dei casi) il comando delle manopole riscaldate, o il Launch Control indisponibile, o lo Slip Control, o l’intero Track Pack.