Buonanotte, ossia tre favolette che racconto a mio figlio

C’era una volta Biancaneve. Lavorava al bar del cinema Bicocca Village: vendeva popcorn e cochette. Teneva i prezzi allineati agli altri multisala, e i margini erano discreti. Grazie a una vita costellata di sacrifici, e dopo tanti anni di risparmi e piccole economie, finalmente riesce a permettersi l’auto che desiderava da tempo immemore. Compra infatti una Bentley GT Continental convertibile, di colore [fate scegliere a vostro/a figlio/a]. Al primo giorno di pausa dal lavoro, se la gira tutto il tempo in città, capelli al vento. Finché venendo sera si ferma per far la spesa all’Esselunga. Parcheggia l’auto, entra a comprare il necessario per preparare cena e quando esce, oh no!!, la Bentley è scomparsa! Dopo l’impatto di panico ha il sopravvento la lucidità, e Biancaneve sale a bordo della 60 e, passate diverse fermate, smonta davanti a una pizzeria. È la pizzeria dei sette nani, ma è un’attività di copertura, perché in realtà loro si sono dati alla ricettazione, in particolare di auto rubate. Quale posto migliore per Biancaneve per avviare la ricerca? “Ciao nani, ohi me lassa, oggi mi hanno alzato la Bentley!” dice Biancaneve. “Ma cosa ci vieni a raccontare! Che notizia terribile! Che disgrazia: la Bentley nuova color [il colore prescelto]!” vociano i nani, e in particolare Mammolo e Brontolo. “Ma voi sicuramente avrete un’idea di chi possa essere stato…”. Dotto ammette “Be’, un’idea ci sarebbe… potrebbe trattarsi di una malefatta della Strega Cattiva.”. “Ecco!, me lo sentivo. Diamo pure per certo che sia stata quella strega della Strega Cattiva. Ora ci serve un piano d’azione però.”. Eolo propone lesto “Sì certo: andiamo in fretta da lei e affrontiamola.”. E così si risolvono, salendo tutti sul Volkswagen T2 Bay del ’67 dei nani – però guida Biancaneve, ché è l’unica che arriva ai pedali. Al termine di un’impervia strada nell’hinterland e arrivati alle porte della Brianza, il pulmino si inerpica su un’erta tipica da castello incantato. Al termine della strada c’è: il castello incantato, e nello specifico quello della Strega Cattiva. Smontano tutti e otto, e Brontolo bussa al portone, abbattendo sul legno massello il grosso batacchio. Arriva un maggiordomo ad aprire “Lor signori desiderano?”. Dotto prende la parola “Buongiorno, dovremmo scambiare due parole con la Strega Cattiva.” e per risposta si sente “I lor signori mi seguano nella sala del ricevimento, mentre provvederò ad informarmi se la signora Strega Cattiva può ricevervi.”. Dopo pochi minuti di attesa il maggiordomo fa ritorno “La signora Strega Cattiva vi attende nelle sue alte stanze. Vi faccio strada.”. Qualche rampa di scale più tardi Biancaneve e i sette nani arrivano al cospetto della Strega Cattiva: Brontolo non si trattiene “Ehi, Strega Cattiva, sappiamo benissimo che hai rubato la Bentley [il colore prescelto], nuova di zecca, quindi tagliamola corta e restituisci il maltolto a Biancaneve!”. “Oh, che impeto! Come osi nano?!”. Tocca a Dotto ricomporre la frattura “Strega Cattiva, ascolta, perdona Brontolo per la sua sfrontatezza. Ma so che sei una donna d’affari, e quindi vorrei subito ci sintonizzassimo sulla stessa lunghezza d’onda. Diciamo che noi saremmo disposti a riconoscere un carico di 4.000 mele avvelenate a chi ci aiutasse a trovare la Bentley di Biancaneve. Lei l’ha parcheggiata oggi pomeriggio fuori dall’Esselunga, e non l’ha più ritrovata. Tu saresti interessata ad aiutarci?.”. La Strega Cattiva assume un’aria corrucciata e risponde “5.000 mele, nano.”. Mammolo interviene e, flemmatico propone “Facciamo a metà strada: 4.500 e non se ne parli più.”. “Affare fatto.” decide la Strega Cattiva “Effettivamente la Bentley potrebbe trovarsi qui nelle vicinanze. Tipo nel mio box doppio. Adesso il gran pasticcio è capire dove ho infilato le chiavi.”. Pisolo si gira, guarda Biancaneve, che intanto arrossisce, e chiede “Maccome?! Ma avevi lasciato le chiavi in macchina?!?!” – ma non gli torna nessuna risposta perché Biancaneve è muta dalla vergogna. La Strega Cattiva intanto si gira verso la toilette e chiede “Specchio, specchio delle mie brame, dove ho nascosto le chiavi della Bentley, ché mica me lo ricordo più?”. E lo specchio magico risponde “Ma sono nel primo cassetto del comodino!”, “Ah, ok.” e la Strega Cattiva le recupera e le porge a Biancaneve. Ma, prima di dargliele guarda Dotto negli occhi e scandisce bene “Oh, mi raccomando: la regolazione delle mele avvelenate deve avvenire entro domani.”. E così tutti hanno quel che si meritano, perché questa è una storia a lieto fine: i sette nani han compiuto una buona azione per la loro amica, la Strega Cattiva ha una carrettata di mele e Biancaneve l’auto che tanto desiderava. La morale è che talvolta è opportuno negoziare anche con chi non ci è simpatico, specialmente se c’è in ballo una Bentley. E anche: mai lasciare l’auto con le chiavi dentro.

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C’era una volta a Milano un Lupo Mannaro. Il problema di questo Lupo Mannaro era l’esser ghiotto di ciambelle. Ne mangiava un sacco, e gli piacevano tantissimo: le ciambelle col miele, le ciambelle con il cioccolato, le ciambelle con la crema, le ciambelle con la marmellata, le ciambelle col gelato, le ciambelle con lo chantilly, le ciambelle con sopra la granella, le ciambelle con la panna, le ciambelle [andare avanti finché il figlio/a non è stremato/a]. Un giorno apprende da un suo ex compagno di galera che la pasticceria più buona del mondo, quando si viene a misurare la bontà in termini di ciambelle, si trova a Genova nel signorile quartiere di Albaro, e si chiama Star. Così decide di organizzarsi e, a bordo del suo furgoncino, parte mentre cala il buio alla volta di Genova. Trovata la pasticceria, parcheggia nelle immediate vicinanze, calza la sua tuta nera, col cappuccio nero e le scarpette nere, agguanta il suo sacco gigante nero e si muove quasi invisibile grazie al favore delle tenebre. Accosto a un vetro, lo frantuma con colpo deciso, e si introduce furtivo nella pasticceria chiusa. Qui inizia la razzia: infila nel suo sacco gigante ogni ciambella che scorge, non lasciandosene dietro neanche una. Quando è sicuro di averle rubate tutte trascina il sacco carico del bottino, sgattaiola dalla finestra e deposita il maltolto sui sedili posteriori del suo furgone. Intanto sia detto che, al mattino seguente, i pasticceri entrano a bottega e si para loro dinnanzi uno spettacolo atterrente: a terra i cocci dei vetri dalla finestra, tutta la cucina in subbuglio e nemmeno più una ciambella… Questo ovviamente li porta a non essere in condizioni di aprire il negozio al mattino, e quindi a non incassare il minimo sghello, e tutto ciò sappiamo noi che li trascinerà in una vertigine che li porterà a chiudere l’attività – con gran scorno di tutti i gran signori del quartiere, che dovranno ripiegare su pasticcerie e latterie dei dintorni. Ma torniamo al Lupo Mannaro. Il Lupo Mannaro si è rimesso in viaggio, in direzione Milano, per rientrare alla tana e organizzarsi per rivendere al mercato nero tutte quelle ciambelle al primo chiaror dell’alba. Guida, guida, guida, ed è stanco. In più nell’abitacolo si diffonde una fragranza eccezionale di ciambella – così decide di stendere un braccio all’indietro, infilare la zampa nel sacco e afferrato il dolcino, sganaffarselo d’un solo boccone. “Gnam gnam gnam, gran buona effettivamente! Quasi quasi ne mangio un’altra, ma è l’ultima.” pensa il Lupo Mannaro. E così ne mangia un’altra, e poi un’altra ancora. E il gusto è talmente prelibato, che non riesce a interrompersi. Ormai quando fruga il sacco con la zampa tutta appiccicosa di zucchero, sente al tatto che restano ancora pochissime ciambelle e ragiona “Oh, oh, ma se seguito a mangiarle tutte, domani al mercato cosa venderò?! Tutta questa fatica, e l’investimento del furgoncino, del viaggio, autostrada, benzina… per poi non trarne neanche un malvagio lucro?!”. Nonostante questi pensieri il Lupo Mannaro seguita a mangiare finché il sacco non è vuoto. Questa cibanza scriteriata l’ha appesantito non poco, e si risolve per una sosta all’autogrill. Qui entra e chiede un caffé e una mentina. Bevuto il caffè, inghiotte la mentina e… PUUUUUM!, gli esplode la pancia da tanto aveva mangiato! Ma che Lupo Mannaro stupido! La morale è che la Star ha chiuso, e che chi ruba e non sa contenersi e comportarsi finisce sempre in qualche pasticcio di entità pari alla sua scemaggine. So che non è a lieto fine, ma mica è tutto dolce come le ciambelle, e la vita ogni tanto sa essere addirittura amara.

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C’era una volta Cappuccetto Rosso. Si chiamava così perché aveva un casco Bell M5X rosso. A dir la verità quasi sempre calzava un Airoh Aviator Monster, ma ormai a tutti era nota per il Bell rosso, e hai voglia a cambiar le idee nella testa della gente: era per tutti Cappuccetto Rosso, e poche chiacchiere. Un giorno la mamma di Cappuccetto Rosso le chiede se per favore può infilarsi un iPad nello zaino e portarlo alla nonna (cioè la mamma della mamma, per intendersi): la nonna vive dall’altra parte della foresta, ha avuto dei problemi col digitale terrestre e vuol vedere un programma che segue sempre e che si era perso, guardandolo su YouTube. Probabilmente “La prova del cuoco”, o qualche trasmissione non dissimile. Sicché Cappuccetto Rosso sale sulla sua moto da fuoristrada, e si avvia. Questo anche se sta annottando, perché la Yamaha ha dei fari abbastanza buoni, e in generale lei tanto non ha paura del buio. Eppure, mentre percorre i viottoli a bordo della foresta, qualcosa di inatteso la sorprende. Le si para davanti, di tre quarti a bloccar l’incedere, un Lupo Mannaro [non è quello delle ciambelle, è un altro, ok?!] con una KTM 450SX replica Ryan Dungey. “Ueee, Cappuccetto, che ne diresti di una sfida contro di me, con quello sgangherone?”. Sì, perché Cappuccetto Rosso è davvero su un mezzo approssimativo: un vecchio Yama YZ’25 due tempi di vent’anni fa. Ma non per questo si impaurisce: “Lupo, dove e quando vuoi tu.” gli risponde. Il Lupo Mannaro allora stabilisce che si sarebbero trovati all’indomani mattina, al sorgere del sole, e si sarebbero sfidati lungo la Mulattiera della Mucca Matta. Cappuccetto Rosso porta l’iPad alla nonna, dorme da lei, e l’indomani, insieme ai primi raggi solari, è bella pronta all’attacco della Mulattiera della Mucca Matta. Lì trova, oltre al Lupo Mannaro, anche un terzo corridore. “Sì,” spiega il Lupo Mannaro, “ho pensato di inviare anche l’Uomo di Pastafrolla, giusto perché mi seccava questa cosa della sfida testa-a-testa. Altrimenti sembra eccessivamente un fatto personale fra noi due, e carichiamo troppo di tensione una questione meramente agonistica.”. Arriva il guardaboschi, spara una fucilata in aria, e dà il via ufficiale alla gara. Con sorpresa dei due protagonisti, è l’Uomo di Pastafrolla ad involarsi: sale la mulattiera come un capriolo su una montagna scoscesa. Ma a metà della salita una pozza di latte, che aveva rovesciato la sera prima il vaccaro, mette in gran difficoltà l’Uomo di Pastafrolla. La sua moto (di pastafrolla, mi pare chiaro…) appena a contatto col latte, si inzuppa e si invischia nello specchio latteo. Non diversamente l’Uomo di Pastafrolla stesso, che si infracica tutto, col fischio che si dipana dalla morsa del latte rammollente. È fuori gara, e Cappuccetto Rosso lo supera come un jet supersonico supererebbe un soprammobile. Il Lupo Mannaro segue a ruota, e di colpo dà fondo a manetta e riserva di motore e soprassa Cappuccetto Rosso, prendendo la testa della gara. Va forte. Va molto forte. Va TROPPO forte! A una curva manca la spalletta d’appoggio, e anziché svoltare, salta via da un piccolo dirupo. Si spatascia, si spacca un po’ di ossa, ma è vivo. Per Cappuccetto Rosso tagliare il traguardo in cima alla Mulattiera della Mucca Matta è una passeggiata, e nessuno nella valle la importunerà più obbligandola a dimostrare quanto sia brava nel fuoristrada. La morale è che per andar bene in fuoristrada non puoi avere le gambe di pastafrolla; e che non importa avere la moto più potente del mondo, perché quello che conta non è la racchetta ma il manico. Questa è una favola a lieto fine, tranne che per il Lupo che necessita di cure ortopediche, e per l’Uomo di Pastafrolla cui serve un phon.

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