La mia auto ci farà uscire dall’EuroZona?

Prendiamo le mosse da un fatto certo. Per 25 anni lo Stato ha beneficiato di una deroga speciale alla Norma EU e trattava l’IVA delle auto per oggettivamente indetraibile. Sei anni fa la pacchia è finita e la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia. È stato tuttavia spuntato una sorta di patteggiamento che ha introdotto un regime transitorio fino al 2010 per detrarre l’IVA sugli autoveicoli aziendali non strumentali limitatamente al 40% anziché al 100%. All’alba di oggi questo regime è stato prorogato a tutto il 2013 – e nel frattempo dal 2011 l’aliquota IVA è salita dal 20% al 21%; che non è l’1% in più, ma è un punto percentuale in più sul 20%, cioè il 5% di imposta in più.

Nel frattempo sono anche aumentate le accise sulla benzina, la tassa sulla proprietà (cosiddetto superbollo), l’imposta provinciale per la trascrizione, nonché appunto l’IVA su manutenzioni, benzina e… accise della benzina. Adesso sono felice che la Legge 92/2012 (nota come Legge Fornero) non riuscendo a trovare la copertura in modo coerente, come prevista in fase di disegno dell’iniziale decreto, verrà parzialmente finanziata riducendo la deducibilità dei costi auto a partire dal 2013. Quelle assegnate ai dipendenti (e qui almeno una blanda attinenza col lavoro c’è, a essere di larghe vedute) saranno deducibili al 70% e non al 90%. Quelle dei lavoratori autonomi (tranne gli agenti) e quelle non strumentali delle imprese passano da una deducibilità del 40% a una del 27,5%. Ricordo che per queste ultime esiste comunque un cap che limita la deducibilità massima, pari a 18.075,99 Euro.

Questo in un quadro in cui da gennaio a luglio 2012 in Italia sono state immatricolate un quinto delle auto in meno del pari periodo 2011 (-19,9%, fonte Unrae). Il confronto è su un dato gennaio-luglio 2011 che a sua volta era del -12,7% sul pari periodo 2010. In altre parole: un mercato in crisi.

Ho provato a vedere sulla mia auto quali sono gli impatti della fiscalità in quattro anni (cioè nell’arco temporale del periodo in cui la terrò). Ho considerato tutto: diritti da pagare ad ACI/PRA e Dipartimento Trasporti Terrestri per registrazione, carta di circolazione e targhe, versamento dell’IPT, quattro anni di tassa di proprietà, assicurazione RC furto ed incendio (compresa quota di contributo sanitario nazionale), benzina ai prezzi attuali e manutenzione da tariffe ACI. Qui esprimo in percentuale e non in valore ma si sappia che, visto che non si tratta di una city car, ne escono cifre in Euro imbarazzanti.

Un quarto dei costi quadriennali della mia auto (acquisto compreso) sono oneri fiscali. Ma, wow!, giacché mi trovo lavoratore autonomo e la uso per lavoro [rectius: la uso anche per lavoro: non raccontiamoci palle…] ho diritto alle detrazioni IVA e deduzioni delle II.DD. già citate sopra. Quindi “recuperando” il 40% dell’IVA e deducendo dall’IRPeF il 27,5% (cautelativamente ho applicato l’attuale aliquota più elevata, cioè 43%) dei costi, considerando il massimale, virtualmente assorbo tutti i costi per tasse varie e copro una parte delle accise.

La ripartizione delle fette cambia e, vista appunto l’elezione dei costi a inerenti la componente di reddito imponibile (d’impresa o lavoro autonomo che sia), la fiscalità scende a circa il 15% dal 25%.

Mi sono chiesto: ceteris paribus qual è per il Tesoro il punto di indifferenza in una lafferiana nel trade-off fra riduzione della pressione e aumento della domanda? In altre parole: considerando che alle condizioni attuali lo Stato ha un gettito complessivo X1 e che se aumentasse la deducibilità dei costi scenderebbe a un gettito X2, a parità di altre condizioni di quanto dovrebbe aumentare l’acquisto di auto [nuove] per compensare questa perdita?

Un po’ di Excel dopo essermi posto il quesito… mi sono risposto. Allora: nel caso il Governo mantenesse sulla mia auto una deducibilità, sempre con plafond di 18.076 Euro, come il recente passato al 40%, la domanda dovrebbe aumentare del 21,90%. Se invece, in uno slancio di buonismo, si passasse a una detraibilità IVA al 50% e deducibilità IRPeF al 50% (tutto sommato percentuali da sempre e per sempre ritenibili equitative, a fronte di un uso promiscuo), dovrebbe aumentare del 51,7%.

Ovviamente il fulcro di leva sta nell’elasticità della domanda: in quanti non acquistano un’auto perché costa troppo e, se aiutati da una fiscalità più vantaggiosa, invece la acquisterebbero? Per me passare a un regime di detraibilità IVA del 50% e di deducibilità al 50% equivarrebbe a un minor costo nei quattro anni pari a -10% sul prezzo d’acquisto dell’auto. Lo ripeto: sarebbe stato come avere un [ulteriore] sconto 10 quando ho comprato l’auto. Davanti a uno sconto [ulteriore] del 10% in quanti magari acquisterebbero l’automobile che altrimenti non si sentono, con la crisi attuali, sicuri di comprare? Se la risposta fosse: il 50% in più di oggi, allora le casse dello Stato porterebbero dall’operazione il medesimo gettito quadriennale.

Se fossi Sottosegretario al Tesoro o alla Ragioneria Generale calcolerei il tutto a valori effettivi e medi (e non semplicemente applicati al mio specifico caso) e, con l’aiuto di un pizzico di statistica e magari qualche neolaureato al DES, prenderei in considerazione questa alternativa.

Soprattutto perché una vendita in più significa molto, molto di più dell’impatto netto del gettito interno alla proprietà dell’auto in sé.

I tre aspetti collaterali che vedo sono tre.

Primo: l’industria (importatore/costruttore e rivenditori automotive ed indotto, raffinatori, rete primaria e rete secondaria dell’energia per la trazione, assicurazioni con loro agenti e brokers…) avrebbe ricavi superiori, quindi più profitto, quindi più base imponibile. Quindi altro gettito, proveniente dalle II.DD. d’impresa, ossia IRES e dall’IRAP.

Secondo: l’aumento, industriale o commerciale, comporterebbe più stabilità dei posti di lavoro, mantenendo i redditi spendibili (anche nell’acquisto di macchine…) o comunque migliorando la propensione media all’acquisto.

Terzo: il tutto contribuisce all’incremento del PIL. Oggi su “Il Sole 24 Ore” leggo in un box chiamato “Sviluppo” e a riguardo dell’agenda dell’Esecutivo:

Obbiettivo del Governo Monti è arrivare a settembre con il secondo decreto sviluppo già pronto. Il Governo sta cercando le risorse necessarie a lanciare in Italia l’Agenda digitale e trasformare il nostro Paese in un ambiente più fertile per la nascita delle start up.

Mi pare una confusa vertigine di vuota demagogia. Lo sviluppo si persegue favorendo investimenti e consumi – non deprimendo questi ultimi con l’aumento della pressione fiscale per fornire coperture a provvedimenti figli di compromessi e a basso gradiente di miglioramenti nell’immediato. Anche se quest’anno registreremo un avanzo primario di rispetto e anche con la migliore confidenza per dismissioni e spending review, la zavorra del debito è sempre viziato da un PIL inadeguato. Dopo un 2011 che ha registrato fondamentalmente una stasi rispetto all’anno prima, a luglio 2012 siamo a -2,2% con spesa delle famiglie a -3,2% e investimenti in macchinari e mezzi di trasporto a -9% (fonte Prometeia), oltre ad assistere ad un’inevitabile decremento occupazionale.

Inoltre un taglio della fiscalità specifica migliora la domanda del settore di riferimento (chi non compra l’auto decide di acquistarla), ma in altri casi libera risorse per il risparmio (chi ha già l’auto e si trova a pagare meno imposte acquista di titoli di stato -> contribuisce riduzione dei rendimenti -> comporta un contenimento degli interessi sul debito pubblico) o i consumi in generale.

Paradossalmente questo Governo tecnico, del prof. Monti, mi pare sottoscrivere i sacrosanti principi ispiratori di fondo ma poi, proprio quando si tratta di scendere allo strategico e addirittura al tattico, politiche e provvedimenti sembrano tutt’altro all’altezza dell’urgenza cui siamo chiamati in quest’ora.

Il fatto che i corsi di scienze delle finanze e di economia politica li abbia frequentati proprio nell’università e ai tempi che era retta da Lui mi porta a pensare che, mettendo à-jour il detto, o predichi male o razzoli male. O, per carità, non voglio peccare di presunzione: c’è sempre la possibilità che non abbia capito nulla io di quanto appreso, in tanti anni di economia.

5 commenti su “La mia auto ci farà uscire dall’EuroZona?”

  1. Notizia di oggi su IlSole24Ore. È previsto che quest’anno due terzi (66%) dei concessionari auto saranno in perdita.
    Già l’anno scorso erano una clamorosa metà (50%).
    Valori ante crisi (2005, 2006, 2007) erano attorno a un quarto (25%, fonte ItaliaBilanci).
    Temo che questa non sarà una categoria capace di esprimere un grande gettito fiscale…

  2. Sempre da IlSole24Ore di oggi, una spalla interna a forma di Dario Deotto. Cito inizio e fine:
    “Desta sempre più stupore l’intervento con cui vengono abbassati i limiti di deducibilità sui veicoli aziendali. […] L’intervento sulle auto aziendali ricorda molto [le disposizioni] di un fisco che, anziché reperire gettito – quando serve – attraverso misure coerenti e sistematiche, penalizza ulteriormente l’economia.”

  3. Le dolglianze hanno portato a: indeducibilità del contributo SSN (componente dell’assicurazione RC auto) fino a 40 euro – oltre resterà deducibile. Ieri per altro punta massima della benzina, appena sotto i 2,10 euro/litro.

  4. Pare abbastanza certo che permarrà nella Legge di Stabilità, in conversione, il dispositivo per cui i miei calcoli sono sbagliati.
    Infatti dal 2013 la deducibilità scenderà non al 27,5% ma al 20%. Con una stima di maggior gettito (= minor detrazioni = maggiori imposte) triennale di 1,5 miliardi di euro in più.

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